La Verdi alla Scala Per Accardo tutto Brahms

Non poteva esserci inizio migliore per la stagione della pericolante, ma sempre in forma Orchestra Verdi. Eccola ospite del maggior teatro musicale italiano: la Scala. Domani l’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi, diretta da Vladimir Jurowski, si esibirà in un programma interamente dedicato alle musiche di Johannes Brahms: l’espressione più classica del Romanticismo le cui composizioni lo vedono protagonista assieme a Salvatore Accardo. Il programma propone un vero gioiello della letteratura violinistica: il Concerto in Re maggiore per violino e orchestra op. 77, nonché la mastodontica Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68. La collaborazione fra la Verdi e la Scala non è nuova e si è consolidata l’anno scorso con il primo concerto sinfonico della Verdi e, inoltre, nel 1996 la stessa era stata impegnata in alcune produzoni di balletto dirette da Paul Connelly.
Salvatore Accardo, che si può annoverare fra i ragazzi prodigio del violino, debutta in pubblico a 13 anni eseguendo i Capricci di Paganini, a 15 anni vince il Concorso di Ginevra e, due anni dopo, il più ambito dei premi, il «Concorso Paganini di Genova».
Sole per Accardo, neve per Jurowski che, nato a Mosca, ha compiuto i primi studi nella sua città. Trasferendosi con la famiglia in Germania ha portato a termine la sua formazione presso le Accademie di Dresda e Berlino. Oggi è musicalmente cittadino del mondo e sarà veramente interessante vedere questo Maestro tuffarsi nella musica di Brahms. Salvatore Accardo sarà l’esecutore di quell’autentico gioiello della letteratura violinistica che è il Concerto in Re maggiore op. 77. La partitura venne composta nel 1878 per il violinista Josef Joachim ed eseguita per la prima volta sotto la direzione del compositore al Gewandhaud di Lipsia nell’anno successivo. Il concerto è così articolato nei movimenti: Allegro ma non troppo, Adagio, Allegro giocoso ma non troppo vivace. La parte virtuosistica compare nell’ultimo movimento dove Brahms dà vita a una scrittura virtuosistica di carattere tzigano.
La «Sinfonia n. 1» di Brahms ha una strada accidentata. I primi abbozzi e parte del primo movimento risalgono al 1862, ma fu completata nel 1876. C’è chi ha visto in questa partitura brahmsiana la successione della tradizione beethoveniana (Eduard Hanslick) e, infatti Hans vov Bulow la definì «la Decima» per un rapporto scoperto da lui con la Nona di Beethoven, riscontrandovi un’affinità tematica con l’Inno alla gioia. Certo che, dopo i magistrali modelli beethoveniani, la storia aveva anche annoverato le gemme del Romanticismo. Una storia alle spalle che porta alla «Sinfonia n. 1». Il medico personale di Brahms, Theodor Billroth, scrisse «che l’intera Sinfonia si fondi su un percorso di stati d’nimo e di emozioni simili alla Nona è evidente, ma - allo stesso tempo - la sua originalità creativa emerge con chiarezza». Come dire: «Andateci piano con le similitudini: la Nona di Beethoven è la Nona, la Sinfonia n. 1 di Brahms è la Sinfonia n. 1 di Brahms».
Orchestra Verdi
domani ore 20
teatro alla Scala
ingresso: da 5 a 60 euro