Verdini ordina: «Guardiamo avanti, basta liti»

(...) Onorevole Verdini, una serata di temi «crudi»?
«Una bella serata, direi, molto riuscita, con molta partecipazione».
Ma il dibattito?
«Abbiamo fatto, come ovvio, un’analisi politica, ma poi abbiamo sviluppato il tema della Pdl, abbiamo tracciato una road map. Senza voler fare polemiche con nessuno, ma la strada che per primi ci hanno tracciato gli elettori è chiarissima».
Qualcuno però, anche in Liguria, sembra ancora sbagliare all’incrocio?
«È chiaro che siamo di fronte a una grande leadership e a un fenomeno elettorale che hanno dato l’indicazione chiara. È la prima volta che due grandi partiti insieme riescono a sommare i loro voti e ad andare oltre. Poi c’è una parte di classe dirigente che ha ancora un attimo di difficoltà ad accettare tutta la novità».
E allora come si fa?
«Sia noi di Forza Italia, sia An non vediamo l’ora di raggiungere l’obiettivo, poi magari si può decidere di raggiungerlo per strade diverse, non è un problema. L’importante è il nuovo soggetto, che nascerà con regole nuove, ma nel quale avremo sempre un ruolo decisivo».
Strade diverse. Qui c’è chi vuole seguire la via dei gazebo, chi preferisce le scelte nei dibattiti interni.
«Possiamo anche trovare strade nuove, oltre a queste. L’importante è metterci intorno a un tavolo e decidere, poi seguire tutti la stessa rotta. Certo non si può andare ognuno per conto suo. Un partito che ha sfiorato il 40 per cento e può sfondare il 45 non può frazionarsi, accettare i personalismi».
Qual è dunque il modello?
«Il modello europeo: due grandi famiglie, quella popolare e quella socialdemocratica. E ancora una volta l’elettorato, gli italiani, hanno dimostrato di essere più avanti della nostra classe dirigente».
Ha dovuto faticare per far capire a tutti i piccoli e grandi leader liguri queste novità? Ha dovuto richiamare qualcuno?
«Ho richiamato con decisione all’unità. È necessaria più che mai. Ho chiesto alla classe dirigente più responsabilità contro le frammentazioni e le divisioni interne. Ma devo dire che al di là di qualche perplessità ormai la Pdl è entrata nella testa di tutti».
Fuori della politica, come è stata organizzata la serata?
«È iniziata male, molto male. Ci siamo visti la partita, perché innanzitutto siamo italiani. E non abbiamo avuto certo grandi soddisfazioni. Più tardi c’è stata la riunione, ho fatto la mia relazione, ho ascoltato molti interventi. Ho riabbracciato grandi amici, è naturale che con deputati e senatori ci sia più confidenza».
Un’ultima cosa: ma perché dite sempre «la» Pdl?
«È un errore, un errore gravissimo, che anch’io commetto spesso. Dopo tanti anni ci è rimasta dentro la “Casa della Libertà”, ma popolo è maschile. No, no, è il Pdl».
Un sorriso e il toscano gentiluomo della politica si congeda. Da Genova, da Forza Italia.