Verdone: un autore proletario De Sica: scompare un poeta

«Sono addolorato per Sergio, ma anche un po’ arrabbiato, perché credo che le istituzioni avrebbero potuto e dovuto fare di più per aiutarlo». Queste le prime reazioni di Ninetto Davoli alla notizia della morte dell’amico Citti. «Siamo stati compagni di lavoro ma soprattutto amici sin dall’inizio della mia carriera». Per l’attore l’amarezza si somma alla rabbia, perché Citti era malato già da tempo e non ci si è mossi abbastanza: «Noi amici ci siamo mobilitati e abbiamo cercato di aiutarlo per quanto possibile, ma un personaggio importante come lui, che ha dato tanto al mondo del cinema e della cultura, avrebbe meritato di più, doveva ricevere un appoggio da chi di dovere». «Conoscevo Citti, avevamo delle amicizie in comune, purtroppo non abbiamo mai lavorato insieme e questo è un po’ un mio grande rammarico» questo ieri il commento a caldo di Massimo Ghini. Christian De Sica ricorda così Citti: «Era un poeta, con quella ipersensibilità che solo certi romani hanno. Citti era uno senza sovrastrutture, diceva pane al pane, vino al vino e a molti dava fastidio». «La notizia della morte di Citti mi mette molta tristezza perché con lui scompare l’aspetto “poetico” e “intellettuale” di un proletariato che non esiste più». Così Carlo Verdone, che aggiunge «Sergio era una persona molto stravagante, un proletario artista sensibile e indubbiamente un grande ispiratore per Pasolini. Come regista aveva un modo di girare tutto suo, era anarchico, faceva cose molto azzardate. Era rozzo, ma molto più poetico di tanti altri».