Verdone: «Sarò sconvolto da una donna»

Lucio Giordano

da Taormina

Si intitola Amore estremo l'episodio, uno dei quattro, che Carlo Verdone interpreterà per Giovanni Veronesi nel seguito del fortunatissimo Manuale d'amore: «È la storia di un cinquantenne la cui vita viene sconvolta da una donna. Nel giro di una settimana vedrà cadere tutte le proprie certezze esistenziali», racconta l'attore a Taormina, dove ieri, nel corso della cinquantaduesima edizione del Taormina film festival ha tenuto una lezione di cinema agli studenti dell'università di Catania.
Nel cast degli altri episodi di Manuale d'amore 2 anche Monica Bellucci, Antonio Albanese, Sergio Rubini, Barbora Bobulova e Riccardo Scamarcio. Per quel che riguarda Verdone, primo ciak previsto, il 19 agosto. Tre le settimane di lavorazione. Ancora sconosciuto il nome della protagonista femminile: «Giovanni Veronesi la sta cercando in Spagna, racconta Carlo. Dev'essere una ragazza sensuale, caliente, bella ed espressiva».
Di donne, meglio, di attrici, se ne intende, Verdone. Tra le tante ad aver lanciato o rilanciato con i suoi film: Gerini, Muti, Eleonora Giorgi. E Margherita Buy, la sua preferita. «Nella scelta di un'attrice la bellezza non mi interessa. Io vengo colpito dai particolari: una ruga, un neo, o da come parla, come muove le mani».
Da ragazzo Verdone aveva un grande amore: Laureen Bacaal. Ricorda: «Ero talmente cotto che avrei dato chissà che pur di conoscerla. Poi, anni fa, una sera una mia amica mi invita a cena a casa sua. C’è anche Laureen Bacall. Porto con me una vecchia copia del Time in cui si parlava di lei. Colleziono autografi dei più grandi artisti del mondo e mi sarebbe piaciuto avere anche il suo. M chiede di cenare al suo stesso tavolo. Sgrano gli occhi sconvolto ed emozionato. Ma le mi dice: "Ho la gamba ingessata, dovresti portarmi in braccio al piano superiore?". Peccato che io avessi appena subito un'operazione d'ernia del disco. Ma non mi tiro indietro. Però alla fine della scalinata telefono a mio fratello per farmi portare un antidolorifico».
Del resto la vita di Verdone assomiglia spesso ai personaggi che interpreta al cinema. Racconta ad esempio del suo esordio d'attore al Teatro Alberichino di Roma, un monologo sul discorso di un prete attempato: «Dopo una settimana a vedermi non c'era più nessuno. Avevo finito la lista degli amici. L'ultima sera si presenta solo un signore. Sto per rinunciare, lui insiste e faccio lo spettacolo. Era il critico teatrale di Paese sera, che il giorno dopo mi dedica una pagina intera, titolando è nato il nuovo Fregoli».
Deve a lui, ma soprattutto a Sergio Leone se ha iniziato a fare cinema, Verdone. Così quando sul set di un nuovo film si trova in difficoltà, rivela di rivolgere una preghiera al grande regista scomparso. Come è capitato con Compagni di scuola: «Che poi con Borotalco è il film che alla fine mi ha dato più soddisfazione. Mario Cecchi Gori non voleva nemmeno produrlo. Mi sbatté il copione in faccia facendo volare i fogli. Mentre li raccoglievo continuava a dirmi: “Non incasseremo una lira, ma giralo lo stesso”, aggiunse. Andò benissimo». Meno buono fu il risultato di Gallo cedrone, «il mio film più sgangherato - ammette -, anche se lo sto rivalutando: con i fatti di cronaca italiana di queste settimane, mi sembra molto attuale».
Per finire qualche consiglio ai ragazzi che vorrebbero fare il suo stesso mestiere: «Ci vuole una salute di ferro, curiosità per le cose della vita, umiltà, nessuna invidia nei confronti dei giovani colleghi. E tanta generosità. Sordi, grandissimo attore, era molto avaro di consigli, temeva la rivalità dei colleghi. Forse il suo limite esistenziale era la dedizione assoluta al lavoro: gli mancava una famiglia. Io la mia la stavo perdendo. Ero sempre in giro, non vedevo mai i miei due figli. Cosi, all'inizio degli anni 90, ho detto basta. Ora quando viaggio li porto sempre appresso».