Le vere «eresie» in diretta

È fresca la polemica sull’ennesima presa di posizione catto-comunista, cioè anticattolica, del sacerdote genovese don Andrea Gallo, il quale si è espresso per il sì al referendum abrogativo della legge sulla fecondazione artificiale, ch’egli vorrebbe più lassista e manipolatoria della vita nascente. Ho incontrato don Gallo il 10 marzo scorso a Milano, entrambi invitati a una trasmissione televisiva a Telelombardia. A quella trasmissione era presente come ospite anche Stefano Zurlo de il Giornale.
Quella sera, come molte altre volte, don Gallo non ha fatto mistero di venerare quale icona di riferimento Karl Marx, i no-global e i prediletti antigiottini genovesi, vantandosi come sempre di non aver mai ricevuto né ammonizioni, né censure canoniche da parte dei vari arcivescovi di Genova, cioè trincerandosi dietro il comodo paravento dell’assenza di vigilanza da parte dell’autorità ecclesiastica.
Fra le molte esternazioni scandalose di don Gallo a Telelombardia, quella secondo cui l’embrione umano non sarebbe né vita, né persona, affermazione che ha indignato tutti i presenti, visto che almeno una cosa ci si può e si deve attendere da ex-embrioni e preti, per quanto di strada, come don Gallo: vale a dire la difesa della vita. Invece, anche su questo punto basilare, il fondatore della Comunità del Porto ha tradito la morale naturale e cristiana per schierarsi con i moderni aedi del relativismo etico della sinistra e del radicalismo mortifero alla Vasco Rossi (suo intimo amico, anzi compagno).
D’altra parte che cosa mai ci si poteva attendere dalla caricatura di un sacerdote, che ha pubblicamente sbandierato come una conquista, anni or sono, l’aver aiutato una prostituta nigeriana ad abortire? A quando finalmente la sospensione a divinis o, meglio ancora, la riduzione allo stato laicale del «nostro»? Bertone, se ci sei, batti un colpo.
Verona