VERGASSOLA è Sancho Panza in «Todos Caballeros»

In coppia con David Riondino al Ciak. Dialoghi folli liberamente ispirati alle vicende di Don Chisciotte

Ferruccio Gattuso

Saranno gli effetti delle tasse «dimagranti», ma nella leggendaria coppia c’è qualcosa di strano, diciamo pure qualcosa di meno. Innanzitutto, Sancho Panza, scudiero il cui nome annuncia un presagio, come dicevano i latini: dove sta la pancia? La statura resta esigua, ma faccia e taglia di Dario Vergassola stanno all’iconografia dello scudiero nato dalla penna di Miguel De Cervantes quanto una colata di mostarda sulla pizza. Poi, ci sarebbe Don Chisciotte: alto, fiero e in armatura. E David Riondino ha una mise da sindacalista casual piuttosto che da cavaliere di un mondo che fu. Dietro le apparenze, però, si scopre che una certa somiglianza naturale, vale a dire di indole, c’è: Riondino è colto e fantasioso, riflessivo e un po’ sognante, mentre Vergassola è l’arte della battuta che sferza, il senso pratico fatto gag. L’epicomica di Cervantes sembra quindi ben cucita sui protagonisti di Todos Caballeros, fino al 16 dicembre al Teatro Ciak. Fedeli e infedeli a un tempo stesso all’opera del Cervantes, la ditta Vergassola & Riondino (di questi tempi affiatata anche su Radio 2, nel programma di fine settimana Vasco De Gama) alterna dialoghi folli e liberamente ispirati alle vicende di Don Chisciotte e Sancho Panza, a ballate il cui fine supremo - ecco dove sta la fedeltà - è quello di smascherare le illusioni della realtà. La vita è sogno (come diceva l’altro grande spagnolo Calderòn de La Barca, e non Marzullo), e te ne accorgi solo quando vai a schiantarti contro i mulini a vento. Un accenno di costumi dal sapor di Medioevo (di Betta Muner), una scenografia scarna (di Marianna Sechi) e due lingue beffarde: da questo cocktail semplice ed efficace Vergassola & Riondino traggono il pretesto per dimostrarci che, tra la Spagna del XVII secolo, cioè quella punzecchiata da Cervantes, e l’Italia dei nostri giorni poco è cambiato. Tutto è incantesimo, tutto è illusione, si tratta di smascherare l’inganno. Ed è curioso che a dircelo siano due personaggi così legati allo strumento primario dell’incantesimo moderno: la tv. «Effettivamente io e David giochiamo contro noi stessi - spiega il sulfureo Vergassola - soprattutto il sottoscritto, che ha legato la propria carriera alla tv. Però, che ci si conceda l’impresa: nel quarto centenario della pubblicazione del Don Chisciotte abbiamo pensato che due cialtroni come noi potessero cimentarsi con l’alta letteratura. E ci stiamo divertendo: tanto che ora Riondino vuole portare in scena un classico come Madame Bovary, per interpretare naturalmente la Bovary. Io sto cercando di farlo riflettere». Verità e balla, sulla lingua del piccolo comico spezzino, si alternano sempre, come in una partita di ping-pong dove a far punto è sempre la risata. «La storia sul palco nasce così: David vuole parlare del Don Chisciotte, mi convince a fare Sancho Panza dicendomi, non del tutto a torto, che il vero protagonista è lui, lo scudiero pragmatico, dalla filosofia spiccia». Dopo la sosta al Ciak, la strana coppia cavalcherà per tutta Italia (prossima tappa, il Teatro Comunale di Gonzaga, Mn) fino a primavera.
Al Teatro Ciak fino 16 dicembre
Da martedì a domenica ore 21
Ingresso 22 e 25,50 euro
Biglietteria: tel. 02.76110093