LE VERGINELLE DI VIALE MAZZINI

E dunque abbiamo un nuovo pericolo per la libertà d’informazione: Augusto Minzolini detto Minzo, uno che fa il giornalista da quando portava i pampers, uno che per avere una notizia sarebbe disposto a travestirsi da fettuccina al ragù. Adesso, con la nomina a direttore del Tg1, è diventato «un’umiliazione per il Paese», «la negazione del pluralismo» e persino il segno della «fascistizzazione del Paese». Fascistizzazione? Proprio lui? Lui che ha lavorato tutta la vita nella laica, democratica e antifascista Stampa? Chissà che ne diranno, lassù nell’olimpo azionista, Alessandro Galante Garrone e Norberto Bobbio: forse avranno fatto festa mettendosi l’orbace nuovo. Eia Eia Rai-lalà.

E Mauro Mazza? Un bravo direttore di Tg, interno Rai da sempre, uno che conosce le sale di montaggio come il tinello di casa sua, uno che tira la carretta nella tv pubblica con onestà e trasparenza da anni, un signor professionista cresciuto a pane e ampex. Ebbene: sapete che cos’è diventato nelle ultime ore? Un «estraneo all’azienda». Anzi, di più: «un affronto al servizio pubblico». E comunque frutto di una decisione «allucinante», come dice la ballerina di Malindi, al secolo Giovanna Melandri, che delle cose allucinanti, evidentemente, ha una certa conoscenza. Ma vi pare? È possibile che Mazza e Minzolini diventino un attentato alla democrazia? Un vile attacco alla libertà di stampa? Ci sono volte in cui il circo equestre dell’indignazione sinistra diventa patetico. Si capisce l’esigenza di raccattare qualche voto, si capisce lo stato di catalessi del Pd. Ma come si fa a parlare di «una cosa che in Rai non s’era mai vista»?(Parole del portavoce dei Democratici, Andrea Orlando).

Che cos’è che non s’è mai vista? La nomina di un giornalista a direttore del Tg1? La nomina di un dipendente Rai a direttore di Rai Uno? Ma dove è vissuto fino a oggi l’Orlando furioso? E soprattutto: quando scende dal pero? Dicono: «non era questo il momento». Non era questo il momento? Ma se c’erano due interim, due posti vacanti. E va be’ che al Pd, con leggenDario in sella sono abituati a considerare l’interim come la normalità: ma fino a quando voi affidereste un’impresa importante a mani provvisorie? E il Tg1 e Raiuno non sono imprese importanti? Dicono: «delle nomine si è discusso a Palazzo Grazioli». Poffarbacco, che denuncia. Sicuro. Delle nomine si è discusso a Palazzo Grazioli, a Palazzo Chigi, a Palazzo Madama, a Montecitorio e davanti alle macchinette del caffè di tutte le redazioni d’Italia. E allora? Perché, quando si riuniscono al partito, i Democratici di che parlano invece? Di filosofia orientale? Di cucina molecolare? Dell’ultima partita a briscola giocata nel loft? Mai nemmeno una volta sfuggono loro i nomi di Antonio Di Bella e Bianca Berlinguer? Suvvia, che tristezza.

I consiglieri di sinistra che abbandonano la riunione, la «democrazia in pericolo», l’Information Day, le urla e gli starnazzi, con David Sassoli che si scopre paladino dell’informazione indipendente (proprio lui, mezzobusto così organico al Pd che avrebbe trasformato in spot anche le previsioni del tempo), e Pier Ferdinando Casini che si scopre nemico delle nomine (proprio lui, politico che da sempre vive per fare nomine), e Sancho Pancho Pardi, che chissà perché parla di una «Rai proprietà di Mediaset». Mediaset? E che c’entra Mediaset con Mazza e Minzolini? Forse per la M iniziale? Ma allora anche il Monopoli, il Manchester e la Magneti Marelli.

Come si fa a replicare a scemenze del genere? Avanti, chiudiamo un occhio e assolviamo Pancho per non aver capito il fatto. Quello che non riusciamo ad assolvere, però, è questo coro indignato, questa riprovazione generale. Proprio non capiamo. Se dobbiamo essere sinceri, ci aveva già irritato il fuoco di fila che si era aperto nei confronti dei nomi precedentemente circolati per il Tg1: Maurizio Belpietro o Clemente Mimun. Tutti a dire: non si può, lavorano a Panorama, lavorano a Mediaset. E allora? Uno che lavora a PanoramaPanorama che ha? La rogna? Maurizio Belpietro lo conoscete bene: è un grande direttore. Un professionista in gamba, esperto, preparato, capace. Sta bene e fa bene a , s’intende, e a dirla tutta credo che sia fortunato, alla fine, a rimanere lì. Ma qualcuno mi vuole spiegare perché quando è uscito il suo nome, gli hanno sparato contro a palle incatenate? Perché Maurizio Belpietro, da Panorama, non può diventare un imparziale direttore del Tg1 e Paolo Garimberti da Repubblica invece può diventare un imparziale presidente della Rai? Ma chi l’ha detto? Ma dove sta scritto? Ma quando metteremo fine a questo senso di inferiorità, di subalternità culturale, per cui siamo sempre qui a prenderci lezioni di etica e informazione da quella sinistra che da anni sta facendo carne di porco dell’etica e dell’informazione?

Dicono che la Rai è in mano a Berlusconi. In effetti. Santoro, per esempio, è un berlusconiano di ferro. E Floris pure. Leggete la lettera che ci ha mandato il presidente Confapi: è stato invitato a «Ballarò», si è sentito imbavagliato. La sua colpa? Non voleva attaccare il governo. Quanta etica, quanta informazione, quanta imparzialità. Ma siccome la Rai è in mano a Berlusconi, Belpietro non può diventare direttore del Tg1, Mimun neppure, ci mancherebbe, hanno il marchio d’infamia, il bollo ad excludendum. E allora? Allora avanti con Minzolini. Viene dalla Stampa, cultura azionista e antifascista, giornale con tasso radicalmente anti-berlusconiano, quella modica quantità di sangue rosso per non stonare a Saxa Rubra. È perfetto, no? Macché, non va bene nemmeno lui. Anzi: c’è la fascistizzazione. C’è la lesa Tv pubblica.

C’è il piagnisteo sinceramente democratico. Minzo e Mazza, un giornalista della Stampa e uno che sta in Rai da quando aveva i pantaloni corti, sono loro il nuovo attentato alla libertà d’informazione. Dopo De Bortoli al Corriere e Gianni Riotta al Sole 24 Ore, un altro grave atto del regime. Ci manca solo la nomina di Marco Travaglio al GrParlamento è poi il golpe è compiuto.
Mario Giordano