Vergini col bisturi per sentirsi pure. Boom di interventi

In Italia richieste in aumento. Il costo per la ricostruzione è intorno ai 5mila euro. E in Inghilterra l’operazione viene pagata dalla mutua

Milano - Un micro intervento chirurgico in anestesia parziale della durata di un’ora, cinquemila euro a disposizione per recuperare chirurgicamente la verginità perduta. È la ricostruzione dell’imene e nel giro di pochi anni sono raddoppiate le donne italiane che approfittano di questa opportunità estetica per riprovare l’ebbrezza della «prima volta». Il fenomeno è dunque in crescita anche se chi ha approfittato della possibiltà non lo dice, per timidezza, per vergogna. Certo, appagare questo desiderio non è proprio così a buon mercato, ma il nostro servizio sanitario nazionale non copre servizi di questo genere. A differenza dei cugini inglesi, che invece soddisfano le esigenze femminili a carico dei contribuenti. In Inghilterra, infatti, le donne possono riacquistare la propria verginità gratuitamente, grazie ad un intervento finanziato dalla mutua. Una decisione che ha sollevato polemiche ma che ha attirato nel Regno unito donne da tutto il Medio Oriente dove rimanere illibate fino alla prima notte di nozze è un’esigenza indispensabile per non essere addirittura lapidate.

In Italia, invece, si preferisce restare nell’ombra. Le italiane che vogliono presentare al proprio sposo il lenzuolo macchiato dopo la prima notte di nozze, fanno economia e si presentano dal proprio ginecologo o da un chirurgo estetico per esaudire il proprio desiderio. L’operazione è semplice. I lembi lacerati dell’imene vengono riaccostati e suturati, creando una situazione simile a quella precedente al primo rapporto sessuale. «Laclinique», il primo consultorio estetico con diverse sedi in Italia, ha creato una divisione di chirurghi per supportare le richieste di natura intima, garantisce i risultati dopo 15 giorni dall’intervento e propone alle clienti prezzi che oscillano dai 4500 ai 5250 euro.

Chi non si può permettere queste cifre emigra all’estero. «In Italia negli ospedali non si effettuano questi interventi – spiega Omar Abdulcadir, ginecologo del Policlinico di Firenze – e quindi noi possiamo soltanto indirizzare le richieste alle cliniche private oppure consigliamo le pazienti a migrare in Inghilterra». Le donne che si rivolgono in ospedale sono spesso straniere. «Oggi si pensa che il problema della verginità non esista, invece non è così – spiega il medico somalo –. Ci sono donne disperate, mi dicono piangendo che rivogliono la loro verginità, che hanno paura della reazione dei loro futuri mariti. Si tratta soprattutto di giovani albanesi, russe oppure marocchine. Le italiane, invece, sanno a chi rivolgersi, basta avere un po’ di soldi». Nei grandi centri come Roma o Milano le richieste, però, non si limitano alla ricostruzione dell’imene. «Sono in forte aumento le richieste per una correzione estetica dei genitali femminili – spiega il dottor Guarneri, ginecologo dell’Ospedale San Giuseppe di Milano - un’esigenza dovuta all’evoluzione dei costumi, all’emancipazione della sessualità femminile, interventi mirati ad aumentare il piacere sessuale. Ma sono operazioni che non hanno a che fare con la paura di deludere le aspettative di un futuro marito che predilige l’illibatezza».