La vergogna dello scandalo a puntate

Mancano poche ore all'inizio del Tour, ma non è cambiato nulla rispetto a un mese e mezzo fa, in pieno Giro: una mezza moltitudine di spagnoli inguaiati, Ullrich chiacchieratissimo, e ancora Basso, oggi come allora bersagliato dalla catena radiofonica Ser, l'unica a ventilare il suo coinvolgimento nello scandalo del famigerato dottor Fuentes. Che si può aggiungere, allora? Rispetto ad un mese e mezzo fa, la prima cosa da dire è esattamente la stessa: fuori dai piedi, pesantemente castigati, i frombolieri dei tassi ematici e dell'emotrasfusione. Si chiamino Ullrich, si chiamino Vinokourov, si chiamino persino Basso (il che, per noi italiani, sarebbe come mettere il piede su una mina e rimanerci).
Confermato questo, però, la vera cosa da aggiungere è un'altra: e cioè che questo scandalo spagnolo sta diventando scandaloso. Chiamiamola con il suo nome: è una vergogna che a poche ore dal via gli organizzatori del Tour non sappiano ancora quali, tra gli iscritti, siano sporchi. Sarà che gli spagnoli arrivano nella lotta antidoping con qualche anno di ritardo, ciclisticamente al limite del fuori tempo massimo, ma la maldestra conduzione della delicatissima vicenda fa pensare che forse si muovevano meglio quando stavano fermi. La vigilia del Tour è ormai un conto alla rovescia col cuore in gola: tutti quanti sono in attesa che i solerti investigatori iberici passino finalmente la lista dei nomi al proprio ministero dello Sport, e che questo la passi al ministero dello Sport francese, e che questo la passi poi al Tour. Sembra un demenziale giochino di società, se la posta in palio non fosse la credibilità, la dignità, la reputazione di un'intera disciplina sportiva. Ormai non si tratta più di difendere o scaricare questo o quel corridore: si tratta di semplicissima decenza. È indecente che da due mesi si vada avanti col fango nel ventilatore, mentre una lista di nomi e cognomi giace negli intricati labirinti della burocrazia. Senza che nessuno riesca a compiere l'impresa di renderla socialmente utile.
Alla fine, soltanto alla fine, viene il discorso che più ci riguarda: Ivan Basso. Mai citato nelle indiscrezioni dal Pais, il giornale più autorevole e più attento sulla questione, viene nuovamente gettato in piazza dall'inviato radiofonico della catena Ser. I casi sono due. Se l'inviato ci ha preso, a lui un bravo e a Basso una promessa di pesantisssimi conti finali. Ma se l'inviato radiofonico ha sparato una bischerata, come minimo Basso deve prelevarlo da casa e farlo nero. O alla fine perdonerà anche lui, dopo aver già perdonato Simoni che gli ha dato amabilmente del corrotto?