LA VERGOGNA MONDIALEIl capitano bugiardo nei guai:non lanciò neanche l’allarme

Francesco Schettino rassicurava fino all’ultimo. Poi la fuga, incalzato dalla guardia costiera: "Torni a bordo". Sonar, testimoni e video lo inchiodano

Inchiodato dalla scatola nera. Dalla versione dei colleghi. Dal mayday mai dato. Dai suoi racconti contrastanti a giornalisti e soccorritori. Dai video dei superstiti. Inchiodato dalle indagini della procura che lo vogliono in fuga su una scialuppa appesa alle cime per 50 minuti. Gli errori e le responsabilità attribuiti dalla procura di Grosseto al comandante Francesco Schettino sono confermati dai dati registrati nei momenti successivi all’impatto sugli scogli dell’isoletta delle Scole, a pochi metri dall’isola del Giglio. Una manovra balorda per un saluto. I buchi neri del naufragio sono tanti, troppi. Eccoli.
I tempi che non tornano. Per la scatola nera l’impatto è alle 21.45, la Concordia fila a 16 nodi. La nave si incaglia alle 21.58. Alle 22.10 l’equipaggio informa via radio la Capitaneria di porto di Livorno, solo perché quest’ultima, allertata dai carabinieri chiamati da un passeggero, si era messa in contatto con la nave. Ma la Concordia non fa cenno dello squarcio nella chiglia, non chiede aiuti, parla di problemi elettrici. Altre tre comunicazioni – identiche – si ripetono in pochi minuti. Ai passeggeri che chiedono spiegazioni per il boato sentito distintamente mentre erano a cena viene detto che tutto è sotto controllo. È falso. Per impedire il panico, viene rilanciato un tranquillizzante messaggio registrato. Alle 22.43 la nave comunica che sta imbarcando acqua. Mezz’ora dopo la prima comunicazione, un’ora dopo l’incidente. La sala macchina è già inservibile, allagata. Perché si glissa sull’incidente, perché la nave non lancia un sos?
Appeso alla scialuppa. A coordinare le operazioni di salvataggio dovrebbero essere gli ufficiali e il comandante, Francesco Schettino. Che secondo molti testimoni invece lascia la nave, condotta all’imbocco del porto del Giglio per facilitare i soccorsi, tra le 23,40 e le 00,30. La procura rivela che il comandante è salito su una scialuppa e per 55 minuti è rimasto lì, appeso, tentando di sganciarla. L’attrice Francesca Rettondini, tra i passeggeri a bordo, racconta di essersi messa in salvo sulla stessa scialuppa del comandante, poi riconosciuto in tv. L’uomo avrebbe tagliato con un’accetta le cime per sganciarsi dalla nave. Il tutto verso mezzanotte, quando centinaia di persone attendono ancora di salire sulle scialuppe. Gli ultimi a essere messi in salvo lasciano la nave tre ore dopo, alle 3 del mattino. Persino la guardia costiera, saputo che Schettino aveva abbandonato la nave, l’avrebbe invitato a tornare a bordo.
A cena o ai comandi? Il capitano della nave e la compagnia dicono la stessa cosa: al momento dell’incidente era in plancia. Ma più testimoni giurano che era a tavola, e che si è alzato solo dopo il primo impatto. I tempi coincidono, posto che sicuramente Schettino prende i comandi dopo il botto e porta la nave verso gli scogli dopo aver gettato l’ancora per far virare la nave, non più controllabile per i motori allagati. Per la procura è ai comandi, e scatta l’arresto.
L’inchino al commodoro. La rotta – lo dicono testimoni oculari, scatola nera e satelliti – era sbagliata. La Concordia non avrebbe mai dovuto avvicinarsi tanto, soprattutto per un motivo così stupido: il «saluto» agli abitanti del Giglio, in particolare a un ufficiale in pensione della marina mercantile che abita sull’isola, Mario Terenzio Palombo, che nega e giura che era a Grosseto (vedi l’intervista nella pagina accanto). Va detto che il Dg di Costa crociere, Onorato, avrebbe raccontato di aver saputo dell’incidente proprio da Palombo. La scatola nera conferma che la nave era a meno di 150 metri dalla costa quando di prassi passa a 500.
Le rocce «fantasma». Il comandante cambia versione. Ai giornalisti dice: «Gli scogli non erano segnati sulle carte nautiche». Ai primi soccorritori rivela che aveva impostato la rotta al computer per avvicinarla al Giglio: «Volevo che i passeggeri ammirassero l’isola, non mi sono accorto degli scogli». Ma la rotta della crociera è la stessa da anni. Il comandante non sapeva che, avvicinandosi troppo alla costa, rischiava di incastrarsi sul fondale basso e roccioso? E, soprattutto, da quanto tempo ripeteva quella manovra? Di certo, il computer di navigazione non rileva anomalie: radar, sonar, ecoscan funzionano. Il default tecnico è escluso. L’errore è umano.
Evacuazione a rilento. Le operazioni di salvataggio partono tardi, alle 23, e vengono improvvisate da personale non qualificato, in gran parte extracomunitario, che non sa spiegarsi né in italiano né in inglese. I giubbotti di salvataggio per bambini vengono consegnati agli adulti e viceversa. Molti testimoni raccontano di camerieri e cuochi a coordinare le manovre per la messa in salvo dei passeggeri. Gli stranieri a bordo non hanno un punto di riferimento e non sanno a chi chiedere informazioni. L’ultimo paradosso arriva dalla motovedetta della Gdf che per prima accosta la nave in agonia: «Hanno parlato di un guasto tecnico - spiega il tenente colonnello Italo Spalvieri - e poi hanno chiesto di farsi trainare agganciando un cavo, ma era come chiedere a una formica di spostare un elefante. Dopo 20 minuti hanno dato l’“abbandono nave”».