Verifica fiscale in casa Telecom alla ricerca di tasse non pagate

da Roma

Telecom e la maledizione di Frascati. Dopo otto mesi, ai Castelli romani si torna a parlare di scorporo di Tim e di Piano Rovati. All’epoca Prodi scese in campo contro Tronchetti. Oggi i medesimi argomenti vengono difesi da Vito Gamberale (non proprio l’ultimo arrivato nel campo delle telecomunicazioni) con una lectio magistralis in occasione della sua laurea honoris causa, ricevuta dall’Università di Tor Vergata.
Con un particolare. Chi ha rilanciato gli stessi argomenti (cioè Gamberale) è contrario all’ingresso delle «oligarchie familiari nell’azionariato stabile» delle società di telecomunicazioni. E sull’esperienza di Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania sostiene che «nessuna grande impresa osa fare nulla senza averlo concordato con il proprio governo». In altre parole, Gamberale rimprovera a Tronchetti di aver fatto sapere a «mezzo stampa» l’idea di vendere asset gestiti; come avvenne a settembre quando Prodi disse che non sapeva nulla della cessione di Tim. Mentre Tronchetti, al proprio cda, rivelò di avere informato il presidente del Consiglio dell’operazione.
Quell’operazione saltò. E ora Gamberale dice che nel futuro di Telecom ci potrebbe essere la cessione, «ma al 50%», di Tim. Soluzione negativa se fatta al 100% dalle «oligarchie familiari», positiva a distanza di otto mesi. Gamberale è uomo che di telefonia se ne intende; fu lui l’artefice dell’ingresso della telefonia mobile ai tempi dei “telefoni di Stato“: era che rimpiange senza infingimenti. «A quei tempi, Telecom era una delle aziende più dinamiche al mondo. Poi arrivò la privatizzazione... ». Ma non è finita. Nella sua lectio, Gamberale ritiene che nell’azionariato di chi controlla Telecom (Olimpia) dovrebbero entrare investitori stabili. Quali possono essere banche e fondazioni. Ma pure Mediaset e Rai. E anche i dipendenti con una quota del loro tfr: «Un terzo equivarrebbe a oltre 400 milioni di euro, il doppio della cifra spesa da Ifil per controllare la Telecom ai tempi del "nocciolino duro"». «Insomma: banche, fondazioni, emittenti, dipendenti sarebbero il meglio che il Paese può offrire per un azionariato stabile per Telecom Italia». Banche e assicurazioni, insieme alla spagnola Telefonica, fanno parte della cordata benedetta dal governo che ha rilevato da Tronchetti Olimpia.
Le condivisioni fra Gamberale e certi orientamenti di Palazzo Chigi sulle telecomunicazioni (testimoniati dalla presenza a Frascati di Massimo Tononi, sottosegretario all’Economia) arrivano anche da una velata riproposizione del Piano Rovati. Secondo Gamberale, sarebbe opportuna la separazione funzionale e societaria della rete. «Come soci istituzionali per la rete, oltre a banche e fondazioni, andrebbe considerata anche l’opportunità offerta dai fondi chiusi a lungo termine (di cui il nascente Fondo Italiano per le infrastrutture è un forte esempio)». Particolare. Gamberale di quel Fondo (F2I) è l’amministratore delegato. E il Fondo dovrebbe svolgere il ruolo che nel Piano Rovati era destinato alla Cassa depositi e prestiti. Incidentalmente proprio ieri la commissione Attività produttive della Camera ha approvato l’emendamento del governo che dà maggiori poteri all’Agcom per la separazioen della rete da Telecom.