«Una verifica normale Fassino abbassi i toni e attenda il risultato»

Il coordinatore di Fi, Bondi: «Ora democratici e moderati governino insieme. Serve una transizione per rasserenare il clima. Analisi del voto? Il Paese reale s’è opposto all’Opa lanciata dalla sinistra»

Fabrizio De Feo

da Roma

Onorevole Sandro Bondi, coordinatore di Fi. Piero Fassino invita la «destra avventurista» ad accettare il verdetto elettorale. E punta il dito contro il ministro Pisanu accusandolo di «non difendere il proprio lavoro».
«Fassino abbassi i toni e attenda fiducioso l’esito finale delle elezioni. Se la sinistra si trovasse nelle nostre medesime condizioni, cioè con uno scarto finora accertato di soli 20mila voti, Fassino farebbe esattamente quello che facciamo noi. E cioè una normale verifica delle schede contestate e un doveroso controllo su possibili omissioni o irregolarità nei verbali. Per la verità non osiamo neppure pensare a ciò che avrebbe detto Fassino a parti rovesciate».
Luciano Violante legge nell’offensiva sulla regolarità del voto una delegittimazione del ministro degli Interni.
«Fantasie. Violante, noto provocatore, dovrebbe sapere bene che il ministero dell’Interno è del tutto estraneo ai controlli sui dati elettorali che sono invece affidati per legge agli uffici circoscrizionali e alle Corti d’appello formate da soli magistrati».
Onorevole Bondi, guardiamo al dato che al momento emerge dai conteggi. È rimasto sorpreso dall’esito di queste elezioni?
«Solo in parte, perché nelle ultime settimane ho avvertito nel Paese una mobilitazione che non si vedeva da anni. È come se il Paese reale avesse deciso di ribellarsi a quello virtuale dipinto dai professionisti della disinformazione e dal circuito dei salotti buoni. Ecco: la metà degli italiani che ha scelto Berlusconi si è ribellata a questo regime conformista. L’Italia si è opposta all’Opa ostile lanciata sul Paese dai circoli della grande industria, dalle banche che controllano i grandi giornali, spalleggiate da una parte consistente della magistratura e dalle corporazioni. Una Spectre politico-finanziaria che si era illusa di togliere definitivamente di mezzo Berlusconi per poter diventare padrona assoluta dell’Italia».
Com’è stato possibile che i sondaggi di opinione abbiano così macroscopicamente fallito le previsioni?
«Un intero sistema è crollato sotto il peso delle proprie menzogne. Il metodo leninista del controllo sui centri di potere ha retto fino alla prova del voto popolare. Quale mai Paese ci hanno descritto in questi anni i grandi giornali? Mi aspettavo di leggere qualche pagina autocritica ma ho visto solo imbarazzati balbettii. La gente non si fida neanche più a dire apertamente che vota Berlusconi perché le nomenklature hanno messo in atto una sorta di razzismo culturale e politico per ghettizzare il popolo dei berluscones, definendoli figli di un dio minore, ignoranti acefali e schiavi delle televisioni. Ora tutto questo è finito».
Sia Fini sia Cesa sia Maroni hanno riconosciuto i meriti di Berlusconi nel pareggiare i conti con l’Unione. Significa che la leadership del Cavaliere non è più in discussione?
«Ci mancherebbe altro. Berlusconi è stato l’anima della grande rimonta del centrodestra e Forza Italia lo ha sostenuto in tutto e per tutto, grazie anche al Motore Azzurro. Personalmente sento di avere, oltre a un sentimento di gratitudine, una forte responsabilità verso un uomo straordinario che si è battuto come un leone, tanto che anche il centrosinistra non si è potuto esimere dall’ammetterlo».
Probabilmente vi attende una nuova traversata nel deserto: vi spaventa?
«E perché dovrebbe? Forza Italia è un grande partito di popolo e non trema e Berlusconi è più forte di prima, con una Cdl ricompattata dietro la sua leadership».
Quanto reggerà questo quadro politico?
«Col margine ridicolo su cui può contare al Senato, Prodi può essere considerato un’anatra zoppa, un premier ballerino. La realtà è che il circolo di potere che ha attorno ha sbagliato tutti i calcoli. Mi spieghino i vertici confindustriali che avevano scommesso sul Professore dov’è il motore riformista dell’Unione: è ormai un pedalò alla deriva nell’arcipelago della sinistra».
Sarebbe davvero utile al Paese la Grande Coalizione?
«In Germania non si è esitato a dar vita alla Grosse Koalition. Ma lì c’è una tradizione democratica più matura. Da noi la transizione ideale sarebbe quella rappresentata da un governo di coalizione formato dal nucleo del partito democratico e del partito dei moderati, per rasserenare il clima e tornare così alle condizioni dell’alternanza dopo un periodo di politiche condivise e responsabili».