La verità di Balducci & C non convince i pm

Inchiesta Protezione civile: l’accusa respinge con 23 pagine l’autodifesa degli arrestati: "Devono restare in carcere, gli indizi sono molto gravi". Per gli inquirenti il rapporto illecito è basato sui benefit e si è consolidato nel tempo

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica


Roma - «Tutto regolare». Angelo Balducci e Mauro Della Giovampaola, dei quattro arrestati per l’inchiesta fiorentina sugli appalti per i «grandi eventi», sono i soli che hanno risposto al gip nell’interrogatorio in carcere. Negando ogni addebito, respingendo tutte le contestazioni: regolari gli appalti, previsti dai capitolati i benefit messi a disposizione dei dirigenti dalle aziende, ben distinte le amicizie dal piano lavorativo. Quanto alla presunta intenzione di darsi alla macchia, sia Balducci che Anemone hanno depositato i programmi di viaggio, per mostrare che erano semplici vacanze con la famiglia, e con ritorno già programmato. Ma la loro accorata difesa non ha convinto gli inquirenti. Che restano sulle proprie posizioni, e confutano punto per punto le argomentazioni degli indagati in carcere nelle 23 pagine del parere - contrario - espresso sulla richiesta di Balducci e degli altri di revocare l’arresto. Una richiesta sulla quale si dovrà esprimere nei prossimi giorni il gip di Perugia Paolo Micheli.

«In riferimento all’istanza di revoca o sostituzione con altra meno afflittiva della misura cautelare della custodia in carcere avanzata dagli indagati Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone, questo ufficio esprime parere negativo, poiché non risultano acquisiti elementi idonei a modificare il grave quadro indiziario e le esigenze cautelari ravvisate a carico degli stessi», tagliano corto già nelle prime righe i pm Luca Turco e Giuseppina Mione. Che poi entrano nel dettaglio, spiegando che «non pare che il tenore degli interrogatori» di Balducci e Della Giovampaola e quello delle «dichiarazioni verbalizzate» da Anemone «costituisca elemento nuovo, positivamente valutabile ai fini della revoca» della carcerazione.

I magistrati ammettono che vi siano «taluni passaggi delle dichiarazioni» meritevoli di «doverosi approfondimenti investigativi», ma ritengono che il quadro generale non sia cambiato. Anzi.
I pm criticano piuttosto apertamente la scelta da parte di Balducci e Della Giovampaola di «appuntare le proprie argomentazioni difensive su singoli elementi di dettaglio (ad esempio i viaggi su voli aerei privati menzionati nel capo di imputazione), non considerando l’ampiezza della contestazione, che abbraccia un lungo periodo temporale e innumerevoli benefit di cui gli stessi risultano aver goduto nell’ambito del rapporto corruttivo intessuto con l’imprenditore coindagato Anemone». Proprio le intercettazioni a carico di quest’ultimo, insistono i magistrati, mostrano «in modo incontrovertibile» che «egli quotidianamente, e non si tratta di un eufemismo, ha soddisfatto le più variegate richieste del Balducci e del Della Giovampaola (oltre che del De Santis)». Tanto che le toghe fiorentine non hanno dubbi a ribadire che il legame fosse «un rapporto corruttivo stabile e continuativo, che evidentemente si è costruito nel corso di vari anni». Un «sistema», appunto, secondo le radicate convinzioni della procura toscana. Che rimarca come le versioni degli arrestati non solo siano «in stridente contrasto con l’evidenza indiziaria quale emerge dal tenore delle intercettazioni acquisite», ma evidenzino anche «l’assenza di una sia pur minima presa di coscienza in ordine alla natura gravemente illecita dei comportamenti tenuti». Il che, per i pm, vuol dire «pericolo di recidiva».

E, nello specifico, il parere attacca le singole dichiarazioni degli indagati. Balducci dice che i rapporti di amicizia con Anemone non c’entravano con il lavoro? Per i magistrati «i due condividono gli stessi affari, gli stessi interessi, sono di fatto in società», e Balducci «senza sosta si muove nell’interesse proprio e del gruppo Anemone». Ma la controreplica dei pm non risparmia Della Giovampaola. «Sorprende che neghi perfino la qualifica di pubblico ufficiale», scrivono i magistrati, rimarcando come anche lui «si è posto a disposizione di Anemone e quotidianamente usufruisce di beni e servizi messigli a disposizione da questi». E per tutti, concludono i pm, «è tuttora indispensabile» la carcerazione.