La verità di Borrelli non lascia scampo alla Juve di Moggi

Rischiano anche Milan, Fiorentina e Lazio. Il capo dell’Ufficio indagini ha consegnato al procuratore federale Palazzi la relazione di 190 pagine in cui parla di «illecito strutturato». Domani o giovedì i deferimenti

Gian Piero Scevola

Il dado è tratto, la «relazione motivata» è stata consegnata al Procuratore federale Stefano Palazzi nelle cui mani è ora il destino di Juventus, Milan, Fiorentina, Lazio e Sampdoria che domani (o giovedì) saranno deferite alla Caf. Non ha emesso un urlo liberatorio Francesco Saverio Borrelli, però ci è arrivato vicino, così come grande è stata la soddisfazione dei suoi vice Maurizio D’Andrea e Maria Josè Falcicchia. Quasi 190 pagine di relazione, con la firma finale di Borrelli, il tutto racchiuso in un unico dischetto (consegnato personalmente a Palazzi per evitare fughe di notizie) accompagnato da oltre 7.000 allegati tra intercettazioni della Procura di Napoli, interrogatori dei pm e degli 007 federali. Un parto faticoso, concluso con una autentica maratona, perchè Borrelli voleva assolutamente rispettare i termini che si era prefissato e consegnare ieri pomeriggio il dischetto a Palazzi.
L’affresco dipinto dall’Ufficio indagini parla di «illecito strutturato», non l’iniziativa del singolo sulla singola partita (come era accaduto un anno fa al Genoa col Venezia e che aveva portato alla retrocessione in C1 dei rossoblu di Preziosi), ma una rete di malcostume che in alcuni casi era reiterato. Il discorso vale soprattutto per la Juventus, coinvolta a tutti i livelli, mentre. Milan, Fiorentina e Lazio sembrerebbero aver commesso l’illecito con un coinvolgimento meno attivo a livello di organizzazione, ma comunque diretto, visto che a essere coinvolti sono i dirigenti o i presidenti dei tre due club. A creare problemi al Milan è invece l’addetto agli arbitri, Leonardo Meani che fa parte dello staff rossonero (altrimenti non avrebbe potuto essere indicato sulla distinta delle gare casalinghe consegnata all’arbitro) che, da quanto risulterebbe nella relazione, agiva per conto della società e non a titolo personale. Se la dovrebbe cavare senza deferimento (o con la sola violazione dell’articolo 1: lealtà, correttezza e probità) invece Adriano Galliani, perchè il suo ruolo attivo nella vicenda non è mai stato provato.
La relazione è suddivisa in capitoli per ciascuna squadra (c’è anche la Sampdoria, ma con un ruolo defilato e marginale dove rischia poco), ma altre sezioni sono riservate ai singoli tesserati (dirigenti e arbitri). La complessità e l’anomalia dell’illecito emerso dalle intercettazioni è tale che l’idea alla base che unisce tutte le sezioni è sempre quella dell’illecito strutturato, la famigerata cupola moggiana insomma con le sue ramificazioni.
Le audizioni fatte in dieci giorni da Borrelli invece non avrebbero un peso rilevante: troppe amnesie, molta reticenza, parecchie contraddizioni con quanto raccontato dagli stessi protagonisti davanti a magistrati e carabinieri. Tutti hanno cercato di scaricare ogni colpa su Luciano Moggi, seguito dall’ex vicepresidente federale, Innocenzo Mazzini. Due che non sono sfilati davanti all’ufficio indagini. Anche su Maria Grazia Fazi, l’ex segretaria della Can che si è avvalsa della facoltà di non rispondere, parecchi avrebbero fatto scaricabarile: lei che finora non ha mai parlato sul piano sportivo non rischia nulla. Eventualmente potrebbe essere licenziata dalla Figc e comunque punta tutto a difendersi in sede penale. E Borrelli, che ora si dedicherà alle audizioni delle squadre non interessate alle coppe, chiede che il calcio torni ad essere imprevedibile: «Il mondo del calcio non è malato alla radice, ma in certe ramificazioni. Non è il sistema che comporta determinate anomalie, è il modo di porsi di certe persone e la presenza di determinati interessi. Mi è bastato poco per rendermi conto della complessità e della bellezza del gioco del calcio e anche dell’imprevedibilità, che deve restare tale». Un messaggio inequivocabile, perchè troppa gente avrebbe cercato di pilotare il naturale corso del pallone: «Un mea culpa vero e proprio non c’è stato. Nemmeno un pentito - conclude Borrelli -, solo ammissioni marginali. Ma non parlerei di omertà, nè di criminalità organizzata. Piuttosto della solidarietà che c’è tra gente che per anni ha condiviso lo stesso ambiente». Intanto i pm romani che indagano sulla Gea, dopo aver sentito Piero D’Amelio, ascolteranno nei prossimi giorni Fabio Capello in merito a sue dichiarazioni rilasciate nel 2002. E a Messina il Pm Vito di Giorgio interrogherà Di Tonna, ex ispettore Covisoc.
(Ha collaborato Luca Rocca)