La verità è cruda, ma i genovesi dovranno rinunciare all’Opera

Non ho ben capito la lettera del signor Mario Marchionni su una presunta mia miopia sul futuro del Carlo Felice. Intanto, se il signor Marchionni fosse stato un attento lettore del «Giornale», almeno negli ultimi dieci anni, avrebbe potuto forse leggere le mie denunce, spesso solitarie, sui disastri compiuti dalla sinistra a Genova (attività produttive, porto, turismo, comunicazioni, urbanistica, coop ecc). Denunce che ho fatto, con qualche rischio, anche quando non ero ancora un «politico». Tuttavia, se fare politica significa non poter dire la verità, anche se scomoda, per inseguire demagogicamente il consenso del signor Marchionni, posso fare anche a meno della politica.
Per quanto concerne il futuro del Carlo Felice, ribadisco che o il signor Marchionni escogita il sistema per mantenere finanziariamente la costosissima struttura del Teatro dell'opera ovvero i melomani genovesi prima o poi, a meno che non si trovi il petrolio in Piazza De Ferrari, per andare all'opera dovranno salire a Milano.
*Vice presidente consiglio
Comunale Genova
Forza Italia