La verità dei marinai inglesi sequestrati «Ci tenevano bendati e in isolamento»

«Alla marine Faye Turney è stato fatto credere che fosse rimasta l’unica prigioniera»

Non saranno eroi, ma sono vivi e almeno una metà dei sudditi di Sua Maestà è contenta così. L'altra si può consolare con le confessioni «atto secondo», quelle regalate alla stampa britannica dopo 24 ore di «acclimatamento» nella base militare di Devons, quartier generale dei marines britannici. A parlare ai giornalisti ci sono sette dei 15 fra marinai e marines catturati dagli iraniani. «Indipendentemente da ogni cosa detta in precedenza eravamo chiaramente all'interno delle acque territoriali irachene», spiegano i 15 nel comunicato letto prima di rispondere ai giornalisti. La loro verità di soldati liberi suona ora come l'esatto opposto di quanto ammesso davanti alle telecamere iraniane. «Posso chiaramente affermare che quando siamo stati presi eravamo 1,7 miglia all'interno delle acque territoriali», ribadisce il tenente Felix Carman prima di spiegare i motivi della confessione di totale colpevolezza regalata alle telecamere iraniane. «Siano stati tenuti bendati - racconta il tenente - nel più completo isolamento, abbiamo passato intere notti sotto interrogatorio e alla fine ci hanno detto di scegliere tra sette anni di galera o la possibilità di ammettere lo sconfinamento e venir messi quanto prima su un aereo».
A giustificare l'immediata e docile resa ai pasdaran ci pensa il capitano dei marines Chris Air. «Hanno circondato i nostri gommoni, ci hanno puntato addosso mitragliatrici e armi pesanti, avevamo sei imbarcazioni intorno a noi - spiega il comandante della pattuglia - per resistere avremmo dovuto ingaggiare una battaglia impossibile da vincere con gravi conseguenze strategiche. Per questo abbiamo deciso consapevolmente di non affrontare gli iraniani». Dopo aver compensato la parsimonia d'audacia con tanta scrupolosa dimostrazione di coscienza il capitano corre in soccorso di Faye Turney, la bionda mamma e «marines scelta» pronta a implorare da Blair l'immediato ritiro dall'Irak in cambio di un rapido ritorno in famiglia. Secondo il capitano, mamma Faye è stata immediatamente separata del gruppo e convinta di esser l'unica ancora prigioniera. «Per quattro giorni le hanno raccontato di essere l'unica ancora prigioniera, si è comportata ammirevolmente e ha mantenuto molta dignità», la giustifica il suo capitano.
Dall’Iran la conferenza stampa viene definita «una sceneggiata» orchestrata «sotto dettatura» dal ministero della Difesa.