La «Verità» dell’Orchestra di via Padova

Si chiama Tunjà, che nella lingua bambarà dei cantautori africani «griot» vuole dire verità. Non poteva esserci nome migliore per il primo cd dell’Orchestra multietnica di via Padova, se è vero, come recita la canzone da cui l'album prende il titolo, che «la verità è nelle cose che si fanno insieme». Dall'ottobre del 2006, la band, composta da 15 musicisti provenienti da nove Paesi diversi (Estonia, Perù, Cile, Burkina Faso, Marocco, Serbia, Italia e Cuba), incrocia infatti tradizioni di ogni epoca e di ogni parte del mondo. Un insolito melange musicale che oggi confluisce in un album meticcio, dove ritmi gitani e tradizione classica mitteleuropa, condite con sonorità jazz, funky e blues, si mescolano alle ballate dell'Est Europa e ai tamburi africani: tredici canzoni che verranno presentate venerdì all'Alcatraz, dalle 21.30 in poi, in un concerto trasmesso in diretta anche da Radio popolare.
«L'orchestra di via Padova dimostra che si può trovare un punto di incontro tra persone con sensibilità, cultura e origini diverse - spiega il direttore e chitarrista Massimo Latronico -. Spesso non è facile trovare un dialogo anche nella musica: abbiamo imparato ad ascoltarci e accettare i compromessi».
Un incontro reso possibile anche dal singolare metodo di composizione. «Ogni musicista può proporre un brano sul quale poi l'orchestra improvvisa - spiega il clarinettista Stefano Corradi -. Alla fine di questo "brain storming musicale" si scelgono le sonorità migliori e si fanno gli arrangiamenti: il risultato è una musica contaminata che supera la dimensione etnica, è qualcosa di completamente nuovo». Come Podmoskovnye Vechera (Notte a Mosca), un classico russo - come per gli italiani può essere ’O sole mio - rivisitato in chiave jazzistica. O Meron Nigun, che prevede un testo arabo su una melodia yiddish. Senza dimenticare Canzone marenara: il brano, attribuito al compositore Gaetano Donizetti, viene interpretato dalla cantante ucraina Tatiana Zazuliak, che lo aveva scoperto dieci anni fa in una biblioteca di Odessa. Una mescolanza di stili e culture che sembra molto apprezzata dai musicisti. «Mi piace questo metissage, perché ascoltare le canzoni degli altri è come un viaggio in paesi diversi», sottolinea Abdullay Kadal Traore, originario del Burkina Faso, che suona strumenti come il balafon (una sorta di xilofono a cinque note). «E poi alla fine la musica è una sola - sorride il percussionista cubano Yamil Castillo Otero -. Quando è bella arriva a tutti».
Orchestra di via Padova
Alcatraz
venerdì, 21,30
Informazioni 0269016352