«Le verità dimenticate sul Vittorino da Feltre»

Una piccola «perla»

nei famigerati vicoli

Caro Lussana, nella pur tristemente nota Via San Bernardo c'è ancora qualcuno disposto a rischiare in proprio per portare un po' di bellezza, e di cultura.
Proprio in fondo, appena dopo Piazza Grillo Cattaneo, dove prima c'era un immondo negozietto di alimentari in cui era possibile ammirare i topi che passeggiavano in vetrina, hanno aperto un bellissimo studio di arte fotografica dove sono esposti diversi lavori davvero interessanti e a prezzi abbordabili.
Ma «l'urlo» lo dà lo stesso locale, dove sono stati riportati alla luce antichissimi seminterrati del 1300 (!) dove sono esposte, con effetti sorprendenti, parte delle opere, visibili peraltro anche dalla strada, attraverso una inferriata.
Con tanta cordialità.


Grazie per il dibattito

sulla cultura in città
Caro direttore, mi trovo molto in sintonia con quanto scritto da Sergio Maifredi nelle sue ottime note di regia. Mi è piaciuta molto quella in cui parlava degli spazi poco valorizzati di Genova, tipo la Commenta di Prè. E mi sono piaciuti anche gli spunti successivi del dottor Macco sui musei genovesi, in particolare il dibattito sul museo di Storia Naturale di Via Fiume che, almeno dall'esterno (ma anche certe sale all'interno) mette una tristezza incredibile. Ricordo che intorno agli anni delle Colombiadi il museo fu in parte rinnovato: se non erro ci fu una mostra sui dinosauri che per allora fu assolutamente innovativa ed ebbe un successo strepitoso. Poi l'anno dopo una altrettanto bella sui serpenti, poi più nulla o quasi. Quest’anno c'è stata una mostra sui terremoti, siete stati tra i pochi a parlarne. Altri eventi che si svolgono al museo sono di una pochezza disarmante: se tutto quel che hanno da offrire sono le conferenze degli Atei dell'Uaar è tutto dire. Qualche anno fa parlai col dottor Luzzatto (ex assessore alla Cultura regionale) e mi sembrò di recepire molta sensibilità da parte sua. Sono invece contenta della situazione del castello d'Albertis che è stato riqualificato molto. E a questo proposito ho qui nella cartellina dei «ritagli conservati» un bellissimo articolo di Alberto Rosselli su Enrico D'Albertis dello scorso Luglio. Una nuova penna a cui faccio i miei complimenti! Così come mi piace molto Barbara Catellani di cui ho letto un bellissimo servizio teatrale. Se il Teatro a Genova mi sembra sia ben avviato, che tristezza la situazione dei cinema! La Fiumara ha inglobato tutto e tutti. E ora la gente anziché andare a passare le domeniche in campagna fa le gite nel centro commerciale! Mi sembra un fenomeno culturale davvero triste. Perché nessuno pensa a riqualificare un po' l'area dei forti di Genova? È stupenda, farebbe concorrenza alla muraglia cinese!
Con stima e simpatia
Paola Fanzio

Che fine sta facendo

il centro storico di Genova

Caro Diego Meldi, è raro trovare qualcuno che affronti la polemica con la Sua onestà intellettuale. Riconoscere i meriti di chi si è ritenuto un avversario non è da tutti. Tante volte, passando davanti ai suoi libri, avrei voluto fermarmi, scambiare due parole con Lei, fare quel passo che ha fatto Lei per primo.
Purtroppo però la famosa questione di piazza Banchi per ora ha solo portato al nostro scambio di opinioni.
La Loggia di Banchi credo sia in tutta Italia lo spazio pubblico coperto, collocato nel cuore della città, all'incrocio di due vie pedonali, meno utilizzato a metro quadro.
Qualche giorno fa, passando, ho intravisto l'ultima «installazione artistica»: una catasta di legna al centro del salone pressoché vuoto. In attesa forse che il gesto pietoso di una zippo la facesse raggiungere il suo fine ultimo. Purtroppo non fumo.
Lei racconta poi della Notte Bianca e di quello che NON ha lasciato alla città: come darle torto? Eppure Tursi sostiene dai conti che ha prodotto che ogni partecipante ha lasciato circa 60 euro. Molto probabilmente ingurgitando panini con porchetta e birra e non comprando libri.
Ma non solo le librerie, mi creda, sono in crisi nel centro storico: in via della Maddalena ha chiuso la storica Torrefazione. Sulla serranda abbassata per l'ultima volta, c'era un cartello. Diceva: «Ringrazio i clienti per tutto quello che hanno fatto e le Istituzioni per tutto quello che potevano fare e non hanno fatto». È un'altra attività che ha chiuso in silenzio, senza strepiti, senza bloccare i binari ferroviari o le strade cittadine. Ha chiuso e basta. La serranda accanto, fino a qualche settimana fa portava invece la scritta: «Affittasi per qualsiasi uso, anche massaggiatrice». È un segno chiaro di dove si vuole che vada il Centro Storico.
La saluto cordialmente.
Sergio Maifredi