La verità inservibile

Il Giornale, nell’estate 1999, pubblicò una documentatissima inchiesta sul caso di Ilaria Alpi. Un esponente della Commissione parlamentare sul caso Alpi, di recente, l’ha segnalata al presidente della commissione medesima il quale tuttavia non ha voluto prenderla in considerazione. Poco male. Ci consola che le conclusioni di quell’inchiesta ora convergono con quelle della cronista Giuliana Sgrena, amica della Alpi: ossia che l’omicidio fu probabilmente un’ordinaria fatalità. Va ricordato che a Mogadiscio erano già stati sequestrati un tecnico australiano, uno francese, due americani e tre notabili somali che lavoravano con gli occidentali. Nel febbraio 1995 era rimasto ucciso l’operatore Rai Marcello Palmisano oltreché tre fotografi, un tecnico del suono e tanti altri. Nel luglio 1993 un uomo aveva già cercato di accoltellare la Alpi che più tardi era stata anche aggredita dalla folla mentre una pallottola aveva forato la sua finestra. Capita, ai giornalisti. E altri quattro giornalisti stranieri, difatti, quel giorno, furono uccisi. Capita: ed è giusto chiedersi come sia andata, senza risparmiarsi. Anche se la risposta dovesse rivelarsi politicamente inservibile. E insopportabilmente semplice.