La verità di Litvinenko: «Prodi, Prodi, Prodi»

da Londra

Un video, due uomini. Il primo morto assassinato, l'altro rinchiuso in carcere da un mese. Alexander Litvinenko, l'ex spia russa avvelenata a Londra lo scorso novembre, ripete per tre volte il nome di Romano Prodi. Le immagini sono sgranate, ma l'audio è chiaro: «Prodi, Prodi, Prodi». Un esercizio di pronuncia per prendere confidenza con il nome del Premier italiano, più tardi definito dallo stesso Litvinenko «non un agente ma un uomo del Kgb». Al suo fianco siede Mario Scaramella, arrestato dalla Procura di Roma alla vigilia di Natale. È stato lo stesso ex consulente della commissione Mitrokhin ad aver consegnato all'emittente britannica Itv il video-testamento di Litvinenko, trasmesso in due parti lunedì e martedì sera. Un'intervista-confessione in cui l'ex colonnello dell'Fsb (ex Kgb) racconta le sue verità, dal terribile sospetto di venir presto avvelenato alle minacce alla sua famiglia fino alle rivelazioni su Prodi. Nove mesi dopo aver pronunciato quelle parole, raccolte da Scaramella nel febbraio 2006, Litvinenko è morto, ucciso da una dose fatale di polonio. Un tragico epilogo al quale Litvinenko sembrava già rassegnato. Ieri sera Itv ha ripercorso la storia del video, parallela al destino di Scaramella.
Presentato come «un investigatore italiano», Scaramella aveva avvicinato Litvinenko più di un anno fa per farsi dire i nomi delle spie infiltrate in Italia. Una collaborazione proficua, quella tra i due. Litvinenko aveva accettato di parlare anche di Prodi, citando Anatolij Trofimov, vice direttore dell'Fsb (nel frattempo ucciso a raffiche di mitra). «Trofimov non disse esattamente che Prodi era un agente del Kgb - le parole dell'ex spia - perché il Kgb evita di usare quella parola. Disse che Prodi era “un nostro uomo”, un uomo del Kgb, e che con Prodi il Kgb portava avanti in Italia qualche operazione segreta, sporca. Io ho capito che Prodi lavorava per il Kgb». Una deduzione che lo aveva indotto a non trasferirsi in Italia. Motivi di sicurezza personale.
«Quando lasciò Mosca - ha confermato Scaramella in una recente intervista alla Bbc - la sua intenzione era di venire in Italia. Ma un amico, un collega nei servizi segreti, gli aveva detto che non poteva perché in questo Paese c'erano dei grandi amici della Russia». Il russo, che nel 2000 ha così preferito traslocare a Londra, aveva offerto la sua piena disponibilità a Scaramella. Rivelazioni scottanti, accuse specifiche ai servizi segreti russi. Un testamento affidato alle tremule immagini di un video nel quale Litvinenko appare irriconoscibile rispetto all'ultima fotografia che lo ritrae agonizzante su un letto d'ospedale. Scaramella è stata una delle ultime persone ad incontrarsi con l'ex spia prima. Una breve chiacchierata il primo novembre, in un sushi bar di Piccadilly (Itsu), poche prima che Litvinenko si intrattenesse per un tè con tre russi al Millennium Hotel di Londra. Morirà tre settimane più tardi.
Lo scorso dicembre Scaramella rientra a Londra per offrire la sua collaborazione a Scotland Yard. Sottoposto ad analisi risulta anch'esso contaminato da polonio. È spaventato. Si sente in pericolo di vita. Il 24 dicembre, appena sbarcato all'aeroporto di Capodichino, viene arrestato su ordine dagli agenti della questura di Roma. All'emittente britannica il suo avvocato Sergio Rastrelli ha ribadito le preoccupazioni per la sicurezza del suo assistito. «Scaramella si trova in una posizione delicata, è in pericolo di vita sia dentro che fuori il carcere», la denuncia di Rastrelli. Il video si chiude con una battuta del senatore Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin, che ammette la possibilità di un diretto legame tra le rivelazioni di Litvinenko e la sua tragica fine. Una fine anticipata dallo stesso russo, che aveva spiegato a Scaramella i metodi spicci in voga in Russia. «Quando i servizi segreti devono rimuovere qualcuno, ricorrono a sistemi terroristici, facendo saltare in aria appartamenti a Mosca o avvelenando il candidato alla presidenza dell'Ucraina». Una profezia avveratasi con inquietante puntualità.