Le «verità naturali» secondo Erri De Luca

Ariela Piattelli

Esistono delle forze naturali che spingono i corpi dal basso verso l’alto. Per vederle basta guardarsi intorno: sono gli alberi, un filo d’erba, o la luce che si arrampica su un muro, ma anche le serenate, l’amore e la religione. Per raccontare e spiegare queste correnti ascensionali ci vogliono l’immaginazione e il metodo degli scrittori: Erri De Luca e lo spagnolo Javer Cercas (tra i suoi libri pubblicati in Italia Soldati di Salamina e La velocità della luce) leggeranno questa sera (ore 21) alla Basilica di Massenzio due testi inediti scritti appositamente per «Letterature» (con accompagnamento musicale di Francesco Bruno e letture di Valerio Mastandrea) , il festival che ha come tema quest’anno «Naturale, artificiale».
«Per il mio testo mi sono abbrancato ad un verso di una poetessa russa, - anticipa Erri De Luca - che recita “Oltre all’attrazione terrestre esiste l’attrazione celeste”». Quest’attrazione secondo lo scrittore ha ben poco di metafisico. Lui non è credente, anche se conosce l’ebraico biblico alla perfezione ed ha tradotto in italiano Esodo/Nomi, Kohèlet/Ecclesiaste, Il libro di Ruth e Giona/Jonà: «Io mi attengo alle manifestazioni fisiche - dice De Luca -. Ci sono delle forze che spingono dal basso verso l’alto, e tra queste parlo anche di amore (la serenata è una corrente ascensionale) e la religione. La religione è una risposta degli uomini all’incombenza della rivelazione e secondo me la risposta è più bella della domanda. La torre di Babele invece non era una spinta verso l’alto, ma il tentativo dell’uomo di costruirsi un salvagente». Con la teoria dell’«attrazione celeste» De Luca riesce così a spiegare alcuni aspetti della «verità naturale» che si rivela all’uomo, mentre sull’altra verità, quella artificiale, lo scrittore taglia corto: «Artificiale è tutto ciò che combiniamo noi, è quello che fa l’uomo».
Anche Javer Cercas anticipa la tematica scelta per il testo che leggerà stasera: «Alla base del mio testo c’è la teoria “Tutto il resto è mancia” - dice Cercas -. L’uomo felice è l’uomo pessimista. L’infelice è colui che con spirito ottimista si aspetta sempre qualcosa in più. “L’uomo felice non si aspetta nulla dal suo giorno”. “L’anno solare è un periodo di 365 delusioni”, scrivevano due grandi autori. Io sono un ottimista assoluto, perché la natura dell’uomo è ottimista, questo è il mio problema».
E di certo non può definirsi ottimista colui che ha tradotto l’Ecclesiaste («Niente di nuovo sotto il sole...»), il libro che sembra aver ispirato il pessimismo cosmico leopardiano: «Io sono un “mediocrista” - così si definisce De Luca-. Noi viviamo in tempi mediocri, certo più fortunati rispetto a quelli che hanno vissuto i nostri genitori».
E se sulla filosofia di vita i due scrittori sono lontani anni luce, si ritrovano vicini e d’accordo sui temi legati alla letteratura: secondo De Luca e Cercas il libro è una partitura per il lettore, che come un musicista la esegue seguendo il proprio spirito.