Le verità a pagamento di Gino, l'ex di Noemi Il video dell'incontro

Guardate come si fa a intervistare Gino, il rapinatore gola profonda
del "Noemigate": solo per "il disturbo" vuole 500 euro. "Novella 2000
me ne ha dati quasi diecimila&quot;. <strong><a href="/video.pic1?ID=filmato_incontro" target="_blank">GUARDA IL VIDEO
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di Gabriele Parpiglia e Stefano Zurlo

Napoli - «Per il disturbo?». Gino, Gino Flaminio, l’ex fidanzato di Noemi, non si accontenta di una stretta di mano. Alle sei della sera, al tavolo del ristorante «La scialuppa», s’è capito che l’intervista non si farà. Troppe complicazioni. Troppe difficoltà. Troppo di tutto. E poi Gino ha già venduto le sue confessioni a Novella 2000: diciotto pagine diciotto che usciranno fra squilli di tromba il 4 giugno. E allora noi che ci stiamo a fare? Il giornalista e il fotografo possono battere in ritirata.

Alle sei di sera, dopo una lunghissima giornata, l’affare sfuma. Ma Gino, sotto lo sguardo vigile di papà Antonio, reclama la sua parte: «Per il disturbo?». Il cronista guarda papà Antonio, papà Antonio indica ancora il figlio Gino. Sembra un piccolo presepe napoletano. Meglio tagliare corto e allungare l’obolo. Cinquecento euro. Gino conta e riconta soddisfatto. Non ci avrà venduto il suo oracolo, ma è contento lo stesso. La giornata non è stata sprecata. Saluta e se ne va con papà Antonio. Prima, però, sembra colto da un sussulto che assomiglia a un senso di colpa: «Se vedi la famiglia di Noemi digli che non ce l’ho con loro e mi dispiace per tutto quello che è successo».
Tutto quello che è successo, naturalmente, è quello che pomposamente chiameremo il «Noemigate». Gino, che è stato il fidanzato di Noemi dall’estate 2007 al gennaio 2009, ci ha messo del suo con un’intervista a Repubblica. E il suo verbo traboccherà anche dalle pagine di Novella.

Così, a furia di raccontare, dev’essersi convinto che forse anche per lui la svolta è arrivata. Il mestiere di intervistato, a quanto pare, può rendere. Può diventare una professione. Un business. O, almeno, un modo per raccattare la mancia e concedersi qualche sfizio.
Così, il ragazzo non fa una piega quando alle 8 del mattino incrocia sulla sua strada per il lavoro un giornalista e un fotografo, con regolare macchina al collo, che gli vogliono parlare. Gino, ormai, nuota con disinvoltura nell’acqua dei media.

Siamo alla periferia di Napoli, due passi dalla stazione. Gino ha 22 anni, una passione per la kickboxing, un impiego da operaio. Indossa jeans corti, una maglietta stretta ai fianchi, gli addominali sono bene in vista. E pure il padre, Antonio, l’aspetto ultragiovanile, in pratica l’angelo custode incollato al suo ragazzo.

Presentazioni: siamo, nientemeno, la stampa estera. Altrimenti, visto il cappio delle esclusive per l’Italia, la conversazione cadrebbe subito. Invece, quel riferimento internazionale accende la curiosità. Nel figlio e, soprattutto, nel genitore. È Antonio ad aprire subito, senza preamboli e senza nemmeno sapere chi siamo con precisione, la trattativa. Da bancarella, sia chiaro: «Ci accordiamo».

Sì, ci accordiamo, faremo un’offerta. Il padre in verità ce l’ha un po’ con tutti, non dev’essere facile misurarsi con gli inconvenienti della pubblicità e della fama. «Hanno dipinto mio figlio come un mostro. Chi oggi in Italia non ha precedenti penali?».

In effetti, qualcuno con la fedina penale immacolata in giro c’è ancora, il problema è che Gino ha una condanna a due anni e 6 mesi per rapina. Dettagli. Ora papà Antonio punta il dito in un’altra direzione: «Stanno cercando di screditare mio figlio. Noi mangiamo grazie a Berlusconi, mai e poi mai saremmo andati contro il premier». E allora, com’è andata questa storia con Repubblica?

«Io ci ho una rabbia incredibile», spiega Gino, mentre si avvia in auto col padre verso I pellettieri di Napoli, dove lo aspettano le canoniche otto ore. Com’è andata?

Non c’è tempo per chiarire. «Vediamoci senza problemi a casa nostra stasera», spiegano. «Ora dobbiamo lavorare». Scambio di cellulari. Saluti. All’ora di pranzo, ecco la telefonata. E la location cambia. Il nuovo appuntamento viene fissato per le 17 al ristorante «La scialuppa». In realtà, il ragazzo deve aver faticato meno di otto ore, perché ha avuto il tempo per fare anche altro: «Mi sono disegnato le sopracciglia», spiega mostrando fiero e felice il nuovo tatuaggio.
Il cameriere porta quattro Crodini: per il giornalista, il fotografo, Gino e papà Antonio. Tranquilli, c’è pure lui, anche se il figlio ha passato da un pezzo il traguardo della maggiore età. Gino si fa serio e guarda negli occhi il cronista: «Hai visto il padre di Noemi prima di me?». «Sì e ha parlato bene di te». È sorpreso: «Già questo è uno scoop, perché mi ha sempre rinnegato. L’ha fatto perché sei la stampa estera». Figurarsi.

Gino vuole spiegare quell’intervista a Repubblica: «Da Repubblica non ho preso soldi, per Novella è diverso». Diverso quanto? Papà Antonio cerca di spingere avanti la trattativa, come un’auto che non vuol ripartire: «Devi parlare direttamente con Gino». «Per Novella – riprende il ragazzo – non posso dirti a quanto ho chiuso perché così perderei la serietà. Non ve lo posso dire».

Però può provare a spiegare l’altro capitolo: «Perché è successo tutto questo bordello. Repubblica mi ha preso con l’inganno. Io non sapevo che era Repubblica». Strano, perché Gino ha concesso anche un’intervista video. «Se mi pagate – va avanti il giovane – vi spiego perché ho dato quella videointervista. Hanno scritto cazzate, un sacco di cazzate. Non si sono presentati come Repubblica, hanno detto che erano stati mandati dalla famiglia di Noemi». Papà Antonio riassume in modo stringato: «Siamo stati presi per cretini. Dopo ci hanno detto chi erano. Abbiamo fatto una figura di merda».
«Abbiamo fatto una figura di merda – conferma Gino –, altro che simbolo della sinistra. Se mi paghi ti dico perché ho fatto l’intervista in video».

È arrivato il momento di stringere. Accordo o tanti saluti. Ma c’è anche l’atmosfera giusta per sfogarsi: «Mio figlio non ha mai avuto a che fare con i giornalisti. Non sa niente di politica, ci hanno preso in una situazione un po’ così». Sembra una staffetta, ora tocca ancora al giovane: «Mi hanno contattato un sacco di giornalisti, ora mi sono messo in mano a delle persone e anche prima di venire qua ho chiesto se potevo venire. Sei il primo, ho rifiutato tanti altri. Prima di venire qua ho chiesto». A chi? Vai a saperlo.

Siamo al dunque. Papà Antonio ha voglia di chiudere: «Repubblica non ci ha dato un euro, ci ha portato il pesce a casa. Abbiamo fatto una cenetta in famiglia, con Novella è tutta un’altra storia. Ci hanno pagato le foto e il pacchetto».

Un contratto? «No – risponde Gino –, devo fare una ricevuta. Ho scattato anche le foto con la mia nuova ragazza: Manuela. Ho fatto 18 pagine». Ma allora, l’esclusiva? «Non ti preoccupare», rassicura Gino. Ma ci sarà da firmare una ricevuta? «Basta che io ti firmo un foglio di carta... Dai, fammi un’offerta». Se no, niente intervista.
Ce la mette tutta, Gino: «Parliamo da guaglione a guaglione, non mi chiedere quanto mi ha dato Novella». Più di diecimila? «Poco meno di diecimila». E adesso?

La trattativa si sta arenando. Ora Gino sembra il Padrino: «Ci vuole rispetto e onore». «Dai – attacca papà Antonio – fammi un’offerta. Ci dai x e x. Quanto valgono su piazza le dichiarazioni dell’ex di Noemi?». È il mercato. Ma non ne vale la pena.

Rifiuto. Saluti. E, per questa volta, titoli di coda. Ma Gino non si dà per vinto: «Quanto mi dai per il disturbo?».

L’angelo custode si alza in piedi, allarga le braccia e recita il suo copione fino in fondo: «Discuti tutto con lui». Ma ormai c’è poco da aggiungere. Solo cinquecento euro. Gino conta le banconote, poi mette in tasca il malloppo. Noi paghiamo i quattro Crodini. «Salutami Noemi, ti chiedo un favore: puoi dire alla sua famiglia che non ce l’ho con loro. E mi dispiace per tutto quello che è successo».

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