Verità più vicina dopo la mossa del Cavallino

La «brutta verità» annunciata da Luca di Montezemolo sembra ormai quasi a portata di mano. Forse sarà solo questione di un paio di settimane e poi sapremo che fine faranno, in termini sportivi s’intende, la McLaren, i suoi punti nel mondiale costruttori, e quelli di Hamilton ed Alonso nella classifica piloti. Infatti, se il presidente della Fia, Max Mosley, manterrà fede a quanto promesso sabato scorso a Silverstone, «giustizia in tempi brevi, forse entro luglio», la spy story che vede la Ferrari parte lesa in una fuga di materiale riservato trovato in mano a un ingegnere McLaren, potrebbe regalare il suo colpo di scena. Anche perché Mosley stesso ha sottolineato come «siano rare le punizioni a una squadra che non incidano sui piloti». E visto che in classifica ci sono due in fuga targati McLaren e due che inseguono griffati Ferrari, sono facili da immaginare le eventuali implicazioni della «brutta verità». A meno che, ma a questo punto è difficile pensarlo, il team di Ron Dennis non abbia in mano un jolly in grado di alleviare eventuali responsabilità dirette o indirette.

La «brutta verità» si avvicina ed è il risultato dell’accelerazione impressa dalla Rossa presso l’Alta corte di Londra dove ieri Mike Coughlan, l’ingegnere McLaren trovato in possesso del dossier sulla Ferrari, ha accettato di consegnare all’azienda italiana un memoriale con la sua verità sull’«affaire». Quella che può dunque sembrare solo una piccola vittoria nel primo round della Rossa contro tutti, quasi fosse una concessione di percorso, è invece una Vittoria con la maiuscola. Perché al di là dei segreti industriali e dei tempi lunghi della giustizia ordinaria, la Ferrari è pur sempre un team di F1 con la testa rivolta al mondiale, e l’accordo con Coughlan, di fatto, sancisce un vistoso quanto sacrosanto successo a livello di giustizia sportiva. I legali della Rossa hanno infatti ottenuto di consegnare alla Fia una copia del documento-confessione (un’altra è destinata alla McLaren stessa). Facile intuire che, a quest’ora, il presidente Mosley l’abbia già imparato a memoria.