La verità sulle elezioni in diretta televisiva

Caro Granzotto, oramai i giochi sono fatti, oggi sapremo chi governerà l’Italia. Abbiamo ascoltato Veltroni dire: «Nel 2006 abbiamo ereditato un Paese rovinato da 5 anni di governo della destra e in meno di 2 anni abbiamo risanato i conti». E Berlusconi affermare: «In 5 anni abbiamo realizzato l’85 per cento del programma sottoscritto con gli elettori, abbiamo diminuito le tasse, aumentato le pensioni etc. etc.». Entrambi ovviamente si smentiscono periodicamente: ma allora chi dice la verità? È questo che ogni elettrice e ogni elettore desidera, anzi, esige sapere una volta per tutte. E poi, non esiste un ente o un’authority che possa impedire definitivamente tale malcostume? Hillary Clinton, per aver manipolato in suo favore alcuni fatti, è stata smentita da tutti i giornali. E i suoi erano niente rispetto ai nostri «macigni». È possibile che un uomo politico in Italia possa dire qualsiasi cosa senza incorrere nella sanzione e nello «svergognamento» pubblico?


Lei pretende davvero troppo, caro Rossetto. E il troppo, poi, lo pretende da un ente o da una autorithy, istituti che lei immagina rigidamente superpartes. Qui. Da noi. In Italia! Bel Paese che ha un rapporto con la menzogna di segno opposto da quello tenuto in America, intesa come Stati Uniti. Dove la bugia è reato civico e peccato personale, peccatissimo, poi, se a commetterlo è un politico. Dal quale, laggiù, ci si aspetta lealtà e chi mente non lo è, chi mente è sleale. L’accusa lanciata (da William Safire del New York Times, mica da uno qualsiasi su un giornale qualsiasi) a Hillary Clinton d’essere una «bugiarda congenita» è di quelle che tagliano le gambe anche al più preparato e tenace candidato alla presidenza. Da noi farebbe - e fa - sorridere. Perché si dà per scontato, per ammesso, che un politico menta (Togliatti s’inventò perfino la formula, presa molto sul serio e altrettanto seriamente applicata, della «doppia verità»: l’una, quella scomoda, da tener riservata, l’altra - che era una bugia - da dare in pasto ai compagni). Ovviamente il sistema funziona se si è usi tenere il cervello a riposo, appaltandone ad altri le funzioni. Perché se uno si prende la briga di controllarne le affermazioni, riesce facile smascherare le bugie dei politici. Lei accenna a certi «macigni» di Berlusconi e in particolare l’affermazione d’aver realizzato gran parte del «contratto» che sottoscrisse con gli elettori. Bè, non ci vuol molto a verificare se ciò risponde a verità. Qualcuno lo ha fatto, ad esempio Luca Ricolfi sulla Stampa (mica uno qualsiasi su un giornale qualsiasi) dando atto al Cavaliere d’aver ottemperato ad almeno la metà degli impegni presi essendo sulla buona strada per onorare se non l’intero pacchetto, certo una sua rilevante parte.
Mi piacerebbe seguitare a discorrere con lei, caro Rossetto, magari tirando in ballo il «De Mendacio» di Sant’Agostino. Ma è lunedì e sono le 15. È arrivato il primo exit pool che anche se lusinghiero di per sé non vuol dir nulla. Acqua fresca. Però dà l’aire al pomeriggio e alla serata «dei risultati» e, se permette, m’incollo alla tivvù.