Al Dal Verme la Bibbia secondo Baharier

«Un giorno chiesi a un rabbino perché gli antichi saggi ebraici si opponessero al teatro. “Noi abbiamo il nostro teatro nel tempio”, mi rispose». Inizia così la presentazione da parte di Haim Baharier, uno dei più grandi studiosi della Bibbia, del ciclo di quattro lezioni (dal 4 al 25 febbraio), in cui porterà in scena i personaggi del libro della “Genesi”. Noè e Giacobbe, Giuseppe e la Torre di Babele rivivranno sul palco del teatro Dal Verme, accompagnati dalle antiche melodie cantate da Manuela Cantoni Camerini. Non soltanto profeti e patriarchi, ma anche donne bellissime come l'imperatrice Ester, fanciulla israelita scelta in moglie dal persiano Assuero. Fui lei a salvare il suo popolo, convincendo il marito a ritirare un editto in cui si ordinava di sterminarlo. Proprio in ricordo di Ester, gli Ebrei ogni anno festeggiano il “Purim”, una sorta di carnevale durante il quale gli antichi saggi raccomandavano di bere fino a perdere il lume della ragione. «In occasione del "Purim" - racconta Baharier - Dio si traveste per incontrare gli uomini. Divenendo così vicino a noi, che potremmo andare con lui al bar chiacchierando come vecchi amici».
Il “Purim” è il contrario del “Kippur”, o Giorno del digiuno. «Durante tale festa - osserva ancora Baharier - gli ebrei non mangiano, non bevono, non si vestono, non si lavano e non fanno all'amore. Proprio come gli angeli. E infatti il “Kippur” consiste nel fatto che gli uomini si “travestono” da angeli per incontrare Dio. Entrambe le feste sono momenti di grande teatro. E il teatro è il luogo dell'incontro. L'invito che faccio agli spettatori è proprio questo: incontriamoci a teatro insieme ai personaggi del libro della “Genesi”».
Un racconto, quello di Baharier, che letteralmente è pieno di “colpi di teatro”. Come quando, durante la presentazione, fa notare al pubblico che in mezzo alla sala c'è un pozzo coperto da una vetrata. E così il filosofo inizia a narrare di Giacobbe, in fuga dal padre Isacco che lo aveva maledetto, che giunse in una contea dove c'era un pozzo chiuso da una pietra pesantissima. «Arrivarono dodici pastori e, unendo le loro forze, scoperchiarono il pozzo. Poi, vedendo arrivare una ragazza da sola con il suo gregge, lo richiusero e se ne andarono. Giacobbe s'innamorò all'istante di quella ragazza e aprì il pozzo con una sola mano. Grazie all'amore infatti aveva unificato il suo cuore, come i pastori avevano fatto con le loro forze». Da Baharier giunge infine un avvertimento: «Dalla Bibbia non aspettatevi predizioni. Un grande rabbino diceva che “non vi è anticipazione e non vi è ritardo nella Torah”. E questo non vuol dire che, di tanto in tanto, non s'incontri qualche problema nella cronologia degli eventi narrati. Ma più semplicemente che quello che ci dice non vale per il passato o per il futuro, bensì per il presente. Quando emerge un significato dal testo sacro, significa che la nostra storia è arrivata alla maturità giusta per comprenderlo».