Dal Verme, i nonni delle piccole star; "Che emozione guardare i nostri nipotini"

A pochi minuti dall’inizio della Carmen, Ettore e Annamaria entrano in agitazione. «Sa, recitano i nostri nipotini» dice lei con le mani che tremano. Dalla platea del teatro Dal Verme assistono in diretta al debutto di Marco, 12 anni, e di Carolina, 15 anni. «Un’emozione enorme - raccontano orgogliosi -. Hanno già cantato alla Scala, ma mai a una prima. Salgono sul palco sia nel primo atto e - pausa per pensare - nell’ultimo». A sentirli parlare sembra quasi di vedere la scena dei nipotini che, al telefono, danno istruzioni: «Nonna, mi raccomando, guarda bene. Siamo nel primo e nel quarto atto». Dalla prima recita all’asilo, non se ne sono persi una. E ora se li gustano, in costume di scena, sul palco della Scala. La più agitata è nonna Annamaria. È da lei che i due ragazzini hanno ereditato la passione per il canto. «Mia moglie è appassionata di cori - spiega, tronfio, il marito - Ha cantato nel coro di Sannazaro. E poi in quello di Mozart. La musica è sempre stata di casa». E poi, debolezza da nonni, eccoli a snocciolare tutti i piccoli successi dei nipotini: «Marco è anche attore, frequenta la scuola tedesca. Carolina è molto brava. È al primo anno del liceo classico Berchet. Anche lei prima ha frequentato la scuola tedesca». Consigli prima del debutto? «Nessuno - dicono i nonni - non ne hanno bisogno. Sono già seguiti molto bene dalle maestre. Tra l’altro a mettere in scena la Carmen si sono divertiti molto».
Anche gli altri 1.358 pensionati presenti al Dal Verme si sono sentiti per una sera nonni di Marco e Caterina. E sono esplosi in un applauso di gioia, compici dell’emozione per l’esordio dei due piccoli cantori. Con loro l’assessore ai Servizi sociali Mariolina Moioli che ha fatto sedere i «nonni star» in prima fila. «Buona visione a tutti. Vi avviso - dice al microfono la Moioli, rivolta a chi di opera non mastica un granché -: il finale non è lieto».
Poi tutti in piedi per l’inno nazionale in diretta. Qualche commento sugli abiti delle prime donne del foyer, in collegamento sul maxi schermo, e via, tutti catapultati nel clima spagnoleggiante della Carmen.
Qualcuno arriccia il naso nel vedere la protagonista che entra in scena vestita da suora («Potevano risparmiarselo» commenta un anziano intenditore di lirica) ma per il resto l’opera piace, coinvolge, lascia tutti inchiodati sulle poltrone. E non solo. Sì, perché non tutti riescono ad entrare in teatro e si accontentano di seguire lo spettacolo in piedi all’ingresso del teatro Dal Verme davanti a due schermi giganti. Ma resistono fino alla fine. «Abbiamo distribuito 1.200 biglietti - spiegano all’assessorato ai Servizi sociali - ma non tutti sono venuti. Quindi abbiamo deciso di aprire il teatro a chi era in coda fuori, nella speranza di trovare un posto all’ultimo minuto». Un successone, che qualcuno ha vissuto come una vera prima alla Scala, con tanto di abito elegante e gioielleria in grande spolvero. «No, no - ribatte un signore 80enne - il bello di venire qui è che non ci si deve mettere in ghingheri. L’opera va gustata comodi» e fa vedere le sue sfavillanti scarpe da ginnastica.
Alla fine dello spettacolo, anche i nonnini hanno avuto il loro buffet: panini al salame, bottigliette d’acqua e lattine di aranciata. «Noi siamo contenti così».