Vernarelli: "Non ero io alla guida dell'auto"

Il 32enne romano a processo perché accusato di aver travolto e ucciso due turiste irlandesi mentre era ubriaco e drogato alla guida di un'auto sul Lungotevere: "A quanto è successo ci penso ogni minuto, ma io ero appoggiato al finestrino"

Roma - "Spero che la verità venga a galla e che il teste americano ribadisca al processo quello che ha già detto, ovvero che non ero io alla guida di quella macchina. A quanto è successo ci penso ogni minuto del giorno". Lo ha detto Friedrick Vernarelli, il romano di 32 anni accusato di essere il pirata della strada che nello scorso marzo investì e uccise le turiste irlandesi Elizabeth Anne Gubbins e Mary Clare Collins, sul Lungotevere, vicino a Castel Sant’Angelo. Vernarelli ha parlato a margine della prima udienza del processo che, davanti al giudice monocratico Anna Maria Pazienza, lo vede accusato di omicidio colposo plurimo, omissione di soccorso, guida in stato di ebbrezza e rifiuto a sottoporsi a narcotest. Nel corso dell’udienza, che è stata aggiornata al 7 novembre, sono stati citati come responsabili civili la compagnia assicurativa Direct Line e l’associazione Il cerchio, a cui era intestata l’auto. Costituiti parte civile le famiglie delle vittime.

Lo sfogo L'uomo, che dopo 5 mesi di carcere è stato trasferito agli arresti domiciliari, racconta: "Il primo mese e mezzo non ho praticamente dormito, c’erano molte cose che non quadravano. Avevo ricordi a sprazzi, come l’immagine di me con la testa appoggiata al finestrino dell’auto". Poi ha ricostruito i giorni passati in carcere. "Ho studiato - ha detto - e ho letto tanto. Stavo in una piccola cella e avevo solo 15 minuti al giorno di aria. La biblioteca è poco fornita; ho scritto molto e ho pensato a un progetto che riguarda la mia storia. Non sono un cattolico praticante, ma ho imparato a pregare".

Le famiglie delle vittime Per il resto, il 32enne ha detto di non avere avuto "contatti con le famiglie delle vittime, fatta eccezione per un telegramma inviato all’ambasciata il giorno dopo". Il suo difensore, Giovanni Marcellitti ha sostenuto che "si deve approfondire al processo quanto non fatto in fase di indagine, ossia se alla guida c’era o non c’era Vernarelli. Noi non abbiamo una verità da proporre, ma un’ipotesi da portare all’attenzione del giudice".