"Il vero centrodestra è Silvio, il resto è astrologia"

Su Montezemolo Gasparri frena: "Non ho capito cosa vuole fare. Critica il governo poi smentisce". Boccia anche la linea di Fli sui candidati: "Prima il leader era Fini, ora cambiano idea. E' tutto un teatrino". Poi sulla legge elettorale: "Proporremo il premio di maggioranza al Senato" 

Roma - Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl, Italo Bocchino ha detto che dall’alleanza tra Fini, Casini e Lombardo nascerà il vero centrodestra. Non ci sono troppi galli nello stesso pollaio?
«Io credo che il vero centrodestra lo abbiano già scelto gli italiani alle elezioni, comprese le recenti amministrative, e anche i parlamentari che hanno rinnovato la fiducia al governo Berlusconi».

Ma il capogruppo di Fli ha anche indicato un possibile leader, Luca Cordero di Montezemolo. Le sembra uno scenario possibile quello del presidente della Ferrari che contende lo stesso spazio politico di Berlusconi?
«Il centrodestra e Silvio Berlusconi ci sono, tutte le altre ipotesi mi sembrano astrologia. Poi non ho capito bene cosa vuole fare Montezemolo da grande, visto che è già abbastanza cresciuto. Un giorno critica il governo e sembra scenda in campo, quello dopo smentisce, quello dopo ancora qualcun altro lo tira in ballo. Insomma, tutti hanno diritto di promuovere partiti, movimenti e a candidarsi. L’importante è uscire da questa sceneggiata ipocrita».

Italia futura, la fondazione di Montezemolo ha criticato la politica economica del governo, pensa che questo esecutivo abbia fatto abbastanza per la crescita?
«A me pare che l’apprezzamento per Tremonti e per la politica economica del governo arrivi in primo luogo dalle organizzazioni economiche europee e internazionali. Anche nei giorni scorsi al Fmi mi è parso evidente quanto sia alta la considerazione per il nostro governo. Certo, poi la crisi c’è e se ne sarà accorto anche Montezemolo. Anche perché a me pare che la Fiat abbia tratto giovamento più dalle decisioni di Marchionne che dalle sue. È un po’ come nella canzone di Fabrizio De Andrè: «La gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio».

Che serva più crescita lo dicono in molti...
«Mi viene da pensare ai consigli del giardiniere di “Oltre la siepe”. Tutti pensavano fossero pensieri altissimi e invece erano delle banalità».

Comunque, una parte di Fli vuole Montezemolo.
«Ma non era Fini il leader? E prima non era Berlusconi? Poi, se oggi è toccato a Montezemolo, domani chi sceglieranno? Per favore, la politica è una cosa seria. Preferisco tenermi fuori da questo teatrino e dedicarmi al lavoro di capogruppo. Berlusconi e il Pdl continueranno a dare il loro contributo di serietà alla politica e mi auguro che gli altri facciano altrettanto. Guardi, gli indicatori economici stanno dando dati interessanti, ad esempio sulla produzione industriale e la disoccupazione. Il resto è teatrino e la gente non lo segue più».

Parliamo di legge elettorale. Fini ha chiesto che l’iter parta dalla Camera. È d’accordo?
«Era stata calendarizzata al Senato. La decisione la prenderanno i due presidenti, mi auguro che sia rispettato il lavoro dei senatori».

Anche il Pdl la vuole cambiare?
«Noi abbiamo proposto una modifica che introduca il premio di maggioranza nazionale anche al Senato. E non è anticostituzionale come dicono alcuni».

Sembra che le ipotesi in campo, per quanto fumose, vadano in direzione opposta. Verso il proporzionale, ad esempio. Siete d’accordo?
«Io oggi (ieri, ndr.) ho commemorato Francesco Cossiga davanti alle prime tre cariche dello Stato e ho ricordato la sua tesi: i sistemi elettorali devono sicuramente garantire rappresentanza, ma anche la governabilità. Il suo messaggio era privilegiare la sovranità popolare rispetto ai giochini di palazzo. Chiaramente non l’ho detto a caso».

Se le cose dovessero andare secondo i vostri auspici, cioè elezioni a fine legislatura secondo lo schema bipolare, rischiate di trovare come avversario un centrosinistra che va da Vendola all’Udc, passando per Di Pietro. Le sembra uno scenario positivo?
«Mi sembra improbabile. Già oggi nel Pd convivono a fatica anime troppo diverse. Basta guardare cosa è successo sull’Afghanistan: Di Pietro ha detto che bisogna andarcene, Fassino aveva detto sì agli aerei con le bombe ed è stato subito sottoposto al trattamento del «contrordine compagni». Di Pietro, a sua volta, subisce Beppe Grillo che lo incalza da sinistra. E in questo quadro, dovrebbe rientrare anche Casini. Mi sembra troppo complicato».

E se ci fosse anche Fini?
«Non credo proprio sia questo quello che vuole. Ci sarebbe un livello tale di confusione che non riuscirebbero nemmeno a mettersi d’accordo sulla data della prima riunione».