Il vero cinepattone? Servito da Jolie-Depp

Il pompatissimo thriller girato in Italia non spaventa. Anzi scatena le risate. Del tutto involontariamente

Macché Natale in Sud Africa, macché La banda dei Babbi Natale, il vero, autentico, inimitabile cinepanettone di queste feste è The Tourist. Un giallo di produzione americana, diretto dal famoso regista tedesco dal nome imponente Florian Henckel von Donnersmarck (quello del superpremiato Le vite degli altri) e con un cast magnifico, roba da leccarsi i baffi. Per dire, Hitchcock, giustamente ritenuto un maestro nel perfetto assemblaggio di suspense e ironia, non avrebbe saputo fare di meglio. Peccato, ma è un puro dettaglio, che l’umorismo sia assolutamente involontario. Comunque si ride fino al soffocamento da cima a fondo, altro che i capitomboli sulla neve di Massimo Boldi o gli sproloqui di Aldo, Giovanni & Giacomo o il faccione contrito di Christian De Sica colto in flagranza d’adulterio.
Sarà certamente un caso, ma De Sica c’è anche qui, nel ruolo di un commissario di polizia, barbuto e doppiogiochista, che a Venezia, naturalmente davanti a una gondola, incassa una valigetta con la tangente e toglie il disturbo, dopo aver sussurrato all’ossequioso Johnny Depp uno spagnolesco «De nada». Durata della performance? Due minuti, non di più. Trenta secondi resta invece in scena il brigadiere Nino Frassica, che, precipitato nel Canal Grande, emerge per urlare, sempre a Depp, che l’ha urtato, un lapidario «Cornuto!».
Eppure ancora più folgorante è l’apparizione di Raoul Bova, invitato senza nome e senza uso della parola in smoking al gran ballo dei vip: giusto il tempo di uno smagliante sorriso all’altera Angelina Jolie prima di un’uscita ingloriosa dallo schermo. E Neri Marcoré? È il portiere del Danieli, mellifluo e multilingue, con tre minuti tre a disposizione per fare la figura del deficiente. Nell’italica lista, che comprende anche i figuranti Giovanni Esposito, Renato Scarpa, Maurizio Casagrande e Daniele Pecci, ha uno spazietto pure l’inutile poliziotto dell’Interpol Alessio Boni. Si ridurranno le sue ammiratrici nel constatare che arriva sì e no alla spalla di De Sica?
Ovvio che nell’ora e mezzo abbondante di frenetico su e giù per calli, fondamenta e canali, la macchina da presa si soffermi soprattutto sul viso inerte e angelico, sempre che i cherubini siano forniti di labbroni, di Angelina Jolie e sul volto sbigottito (come ho fatto a dire sì a un film così scemo?) del simil D’Artagnan Johnny Depp. Ah, già attorno ai due superdivi, c’è anche una storia. Contorta, assurda, quasi delirante, ma c’è.
In breve, a Parigi Angelina è in contatto continuo con un tale, invisibile Alexander Pearce, ricercatissimo dalla polizia intercontinentale e da un boss mafioso a cui ha sottratto 744 milioni. La primula rossa dà istruzioni alla sua bella per posta (msm no?): sicché una lettera fatta a pezzi e bruciata giunge nelle mani di un novello Leonardo da Vinci, che accostando i primi due fra i cento brandelli di cenere, scopre che la signorina ha un treno dalla Gare de Lyon per Venezia alle 8.22. Orario del tutto improbabile per chi, a occhio e croce, impiega la mattinata per truccarsi e vestirsi. Trova uno che mi somigli, suggerisce l’oscuro mittente, così lo scambieranno per me, e l’obbediente Angelina va a sedersi nell’unico posto vuoto di un convoglio affollatissimo. Davanti a chi? Oh, yes, al timido prof di matematica Jonny Depp, pronto a farsi intortare e a finire (in bianco) nella suite dei Dogi del Danieli.
Di più non si può spifferare, per non togliere la sorpresa (ma è davvero poca cosa) agli sfigatissimi spettatori, probabilmente convinti di assistere a un magnifico thriller, che invece dovranno anche sorbirsi: 1) il capobastone che strangola un inetto scagnozzo con il metro di plastica del sarto; 2) Depp che, pur incatenato a un corrimano del motoscafo, spedisce tra le onde, un altro scherano poco sveglio; 3) la Jolie che, dopo estenuanti camminate a culetto maliziosamente ben in fuori, si sfila l’abito, mentre la sadica regia le inquadra i piedi. L’ultima tortura.