«Il vero colpevole è la legge sul rimborso elettorale Dà contributi a tutti e così è un incentivo a delinquere»

RomaMario Segni, nel ’93 fece una battaglia storica per il maggioritario con l’intento di ridurre il numero dei partiti. Allora non accadde mentre adesso siamo tornati ad averne sessanta. Com’è possibile?
«Sessanta? Ma davvero? Avevo perso il conto pure io... Be’ un numero decisamente spaventoso. Spa-ven-to-so!».
E quotidianamente ci dicono che stiamo andando verso il bipartitismo...
«Personalmente ho esultato quando si sono creati il Popolo della libertà e il Partito democratico. O di qua o di là».
Però un giorno nasce il movimento della Santanchè, il giorno dopo il partito di Pionati...
«Un revival che fa un danno al Paese. Ma in primavera ci sarà il referendum per abolire alcune parti del “porcellum”».
E se passa che succede?
«Accade che chi vorrà vincere dovrà per forza fare una lista unica».
Sì, ma anche quindici anni fa si diceva così. Abbiamo avuto il maggioritario ma il numero dei partiti non è mica calato...
«Intanto siamo in molti a rimpiangere il mattarellum, sistema che prevedeva il 75% di maggioritario e 25 di proporzionale ma la verità è che il maggioritario non basta, ci vuole anche il presidenzialismo».
Insomma, vuole fare come in America?
«Il modello ideale è quello. Ha visto le ultime elezioni? Obama e McCaine hanno entusiasmato gli States e il mondo intero. Quella sì che è una vera democrazia».
Ma qui siamo indietro anni luce...
«Da noi i partiti servono solo a far campare i propri leader, sono luoghi dove non esiste alcun dibattito interno, sono strumenti per procacciarsi soldi».
Colpa della legge sul rimborso elettorale?
«Certo, pensi che tutti i partiti, anche quelli che non sono più in Parlamento, continuano a prendere contributi statali milionari. Quel provvedimento è un vero e proprio incentivo a delinquere, politicamente s’intende...».
Ma lei ha capito che differenza c’è tra partito comunista dei lavoratori, partito comunista internazionalista, partito di alternativa comunista, radicali di sinistra...
«Eh, eh, eh... Macché. E neppure gli elettori. I quali osservano scocciati e poi, ne abbiamo la riprova ad ogni elezione, mandano tutti al diavolo».
Insomma, piccolo è brutto?
«La micro formazioni possono anche essere utili ma qui siamo ben al di là della decenza. C’è una follia italica di protagonismo ma anche un lucido interesse ad accaparrare risorse, denaro dei contribuenti».
Però anche lei, nella sua carriera, ha fatto la trottola: prima Alleanza democratica, poi il Patto Segni, poi Rinnovamento italiano con Dini, poi l’Elefantino...
«No, no... Rinnovamento italiano non era un partito ma una federazione tra me, Dini e Boselli; e l’Elefantino neppure: era un’alleanza con Fini. Certo, anche io ho guidato piccoli partiti ma quando ho capito che non c’era lo spazio mi sono fatto da parte».