«Il vero dramma è il mio, un marito suicida»

«Kirk pensava che saremmo stati meglio senza di lui. Ma non è così». Karina Robinson non ha dubbi, di suo marito le manca tutto: «il suo umorismo secco, il mondo in cui gli luccicavano gli occhi mentre giocava con nostro figlio Lucas..».
C’è voluto qualche mese per trovare la forza, poi la speranza di riuscire a dare un mano a chi è finito nel vortice della crisi finanziaria, l’ha convinta a mettersi davanti a un foglio bianco e cominciare a scrivere, per raccontare a tutti la loro storia. Karina Robinson e Kirk Stephenson, redattrice dell’autorevole rivista The banker lei, direttore operativo di una società di investimenti (la Olivant Advisers) lui. Una bella casa di cinque piani da 3 milioni e mezzo di sterline (circa 4 milioni e mezzo di euro) a Chelsea, una delle zone più chic della capitale, e una lussuosa residenza di campagna nel West Country. Fino allo scorso settembre, quando il marito di Karina è diventato famoso per essere stato il primo banchiere suicida da quando il terremoto finanziario ha scosso la City e tutte le capitali finanziarie del mondo.
Una mattina dello scorso settembre Kirk si è svegliato, è uscito di casa, ma ha deciso di non andare a lavorare, ha preferito farla finita. Durante la Grande depressione del 1929 i manager si buttavano dai grattacieli di Wall Strett, Kirk invece ha scelto di gettarsi lungo il binario di un treno in un elegante sobborgo di Londra. Il macchinista poi, ha raccontato di averlo visto, di aver cercato di frenare in tutti modi. Era troppo tardi e all’improvviso Karina si è trovata sola, con il figlio Lucas di otto anni.
«Imparare a vivere senza di lui è difficile», scrive nell'articolo pubblicato sul Times, i cui proventi delle vendite per sua volontà saranno devoluti in beneficenza. Racconta come la famiglia ha vissuto l’arrivo della crisi tra le mura della loro casa costosa, ma parla anche della loro storia di amore, di quel fidanzamento «nato sotto i peggiori auspici» che poi si è trasformato «nella relazione che avevo sempre sognato». Il giorno più bello? «Quello in cui ci siamo sposati, lo diceva sempre Kirk».
Non credeva in Dio suo marito, «pensava che la fede fosse un carico di rifiuti», ma quando la crisi finanziaria si è fatta più intesa «ha cominciato a invidiarmi la mia capacità di credere». Ammette di aver pensato di averla persa la sua fede subito dopo il suicidio di Kirk. «La domenica successiva sono andata a messa: quella cappella era piena di umanità, ma Dio non c’era». Un giorno dopo l'altro, quel dolore che non accennava ad andarsene, ma piano piano la fede è tornata «e ora sono immensamente grata a Dio per avermi fatto stare con mio marito per dieci anni. Per nostro figlio».
Kirk si è ucciso perché non ha sopportato lo stress del fallimento. «Aveva fatto così tanta fatica per arrivare» e ha ritenuto insopportabile la possibilità di tornare indietro, di cambiare stile di vita. «Si è confidato con me, ma non ha mai voluto accettare l’aiuto di un professionista». E ora Karina ne è certa: «Affrontare i problemi in una fase precoce potrebbe aiutare tutti gli uomini che si trovano nella sua stessa situazione» soprattutto ora che «finanza è diventata una parolaccia e banchiere ancora peggio». Quando la polizia ha detto Karina che suo marito si era suicidato lei era sola in casa con il loro cane. «Gli era così affezionato, nemmeno lui ha accettato la sua morte» e così sta ancora lì, nel suo studio, in attesa che il suo padrone torni a casa.