Il vero giudice a Montecitorio è un mocassino

Evitare la galera val bene un mocassino, hanno pensato i maligni. Durante l’ultima seduta d’aula della scorsa settimana, a Montecitorio, l’onorevole Alfonso Papa attaccava bottone ad un collega dopo l’altro (il ministro Calderoli, il gigantesco Crosetto, il responsabile Pionati e così via) esibendo un paio di scarpe sportive blu di cui una - la destra, per la precisione - vistosamente bucata all’altezza dell’alluce. Forse era solo un caso, o forse un messaggio subliminale verso i deputati che di qui a poco dovranno votare sì o no alla richiesta d’arresto dei pm napoletani: c’è del fumus persecutionis se si vuol mandare in gattabuia uno con le scarpe bucate.
Altro che crollo delle Borse, impennata degli spread, panico sui mercati, allarme delle cancellerie, scossoni dell’euro: per Papa questa è la settimana in cui si deciderà il suo personale destino. La giunta si riunisce domani, e ieri, incalzato fin sulla porta delle toilette dietro al Transatlantico, il presidente Castagnetti (Pd) ammetteva che per il parlamentare del Pdl le cose potrebbero mettersi meglio del previsto, «se la maggioranza si mostra compatta». Ufficialmente la Lega ha annunciato il sì all’arresto, ma in realtà sta già cambiando idea. Un sospetto che non ha solo Castagnetti: «Certo Bossi ha la tentazione di dare un colpo al Pdl, e il caso Papa è l’occasione più facile per togliersi lo sfizio», ragiona Roberto Giachetti, anche lui Pd. «Ma resta aperta la questione della richiesta d’arresto per Milanese, che tocca Tremonti, e alla fine potrebbe esserci una sorta di scambio tra quello e il caso Papa».
Se per Milanese è prevedibile un rinvio a dopo l’estate, per Papa i tempi potrebbero essere rapidi: prima della manovra, che arriverà a inizio agosto dal Senato, il parere della giunta può arrivare in aula. A scrutinio probabilmente segreto. «Si può avere di lui il giudizio che si vuole, ma il sospetto di fumus persecutionis c’è eccome, a leggere gli atti allegati alla richiesta d’arresto», dice Donato Bruno, presidente della commissione Affari costituzionali e avvocato, del Pdl. E per Marco Milanese? «Lì la storia è più complicata, e le carte non le ho ancora lette». Che sia una storia complicata è una convinzione bipartisan. «Una cosa è certa - dice un dirigente Pd - arresto o non arresto, se parla Milanese qui dentro balleranno in tanti. E mica solo a destra».