"Il vero male? Gli anarchici. Ma nessun governo è mai riuscito a sradicarlo"

Parla il poeta Nassos Vaghenas, residente nella zona calda di Atene, dove da anni cova la rabbia cieca di una minoranza. "Sono pochissimi ma tutte le volte si coprono il viso e inquinano ogni manifestazione pacifica"

Maria Gilda Lighounis

Atene - Nassos Vaghenas, 63 anni, poeta fra i più apprezzati in Grecia, tradotto in varie lingue e docente di Teoria e critica letteraria all’università di Atene, vive proprio nel quartiere di Exarchia dove è stato ucciso Alexandros Grigoropulos sabato sera. A lui, attento osservatore della società ellenica, abbiamo chiesto una riflessione sugli scontri che stanno incendiando il suo Paese.

Professore, come spiega la guerriglia urbana che imperversa da Atene a Salonicco fino all’isola di Creta?
«È un’esplosione esagerata di rabbia giovanile. Certo, l’uccisione di un ragazzo di soli 15 anni è atroce e assurda. Ma non sarebbe accaduto nulla se i nostri governanti, sia di centrodestra sia di centrosinistra che si sono susseguiti da trent’anni a questa parte, avessero agito contro gli anarchici che spadroneggiano sotto le mie finestre e, da qui, in tutta Atene».

Ma sono così tanti e influenti, questi anarchici?
«Al contrario. Sono pochissimi: hanno fra i 18 e i 35 anni, con punte di 40 anni per i loro capi. Ma si infilano il passamontagna nero e vanno i giro a rompere vetrine, lanciare bottiglie molotov, rubare, indisturbati. Si accodano a qualsiasi manifestazione pacifica e la “inquinano” subito: quello che succede in queste ore è già accaduto, su scala minore, in tanti altri cortei studenteschi. E nessuno li ferma»!

Come mai?
«Perché il governo non vuole passare per autoritario, e tiene a freno la polizia. I manifestanti di sinistra si vergognano a ripudiare e allontanare i gruppi anarchici, per non sembrare non abbastanza rivoluzionari. Risultato? Chi ci va di mezzo sono i cittadini come me, che vivo a Exarchia sotto assedio. Quando sentiamo aria di rissa, ci chiudiamo in casa. E le assicuro, succede spesso. Abito proprio vicino al commissariato di zona».

Ma cosa chiedono questi gruppi eversivi?
«So che la mia risposta è inquietante: non chiedono nulla, sono contro tutti e contro nessuno, il loro scopo è spadroneggiare rompendo, rovinando, incendiando, sfondando saracinesche. Per poi ritirarsi e sparire nei loro rifugi, cioè qui a Exarchia. Impossibile dialogare con loro. E la polizia tollera troppo».

Così l’opposizione cavalca la protesta e chiede le dimissioni del premier conservatore Costantino Karamanlis, considerato incapace di gestire la situazione.
«Già, perché quando erano i socialisti al potere (per più di 20 anni sui 34 dopo la caduta della giunta dei colonnelli, ndr) cosa hanno fatto? Niente. Gli anarchici sono sempre stati qui. Sanno tutti dove abitano e chi sono. Bastava andare ad arrestarli. Finché non li fermeranno, vivremo sempre nell’incubo».

Gli studenti, tuttavia, protestano anche contro la riforma del sistema universitario che, fra gli altri cambiamenti, vuole permettere l’ingresso della polizia negli atenei.
«E perché non dovrebbe entrarci? Lo fanno tutti: studenti, amici degli studenti, turisti, curiosi. E naturalmente gli anarchici che ogni tanto sfasciano le aule e minacciano i docenti, e lo dico da professore universitario. Quest’estate si sono accodati ai cortei pacifici dei miei allievi contro la riforma e li hanno strumentalizzati, fomentando scontri con gli agenti anti sommossa. Per non parlare di quello che succede durante le occupazioni. Gli unici a non potere entrare nelle facoltà, insomma, sono i poliziotti, anche quando c’è bisogno di loro. Per colpa di una legge obsoleta. Non le sembra assurdo»?