«È vero, nel basket tifo Roma ma con il caso Lorbek non c’entro»

Presidente Chimenti, il suo nome è stato tirato in ballo nell’affaire Lorbek-Coni. Colpa di quella telefonata intercettata con l’avvocato Ronzani.
«Ronzani è il legale della Federgolf, con il quale parlo spesso. Posso dire con certezza che è una persona seria e con lui non ho mai toccato l’argomento basket, non gli ho mai chiesto anticipazioni né sono mai intervenuto nelle sue decisioni. Così come non gli ho chiesto di altre vicende legate alla Camera di conciliazione. L’ho detto anche al pm di Bologna Gestri, che mi ha ascoltato come persona informata sui fatti. Ho risposto senza problemi a tutte le domande, chiarendo la mia posizione. E il giudice non ha espresso perplessità sul mio comportamento. La cosa incredibile è che in quaranta anni di pubblica amministrazione non ho mai avuto problemi di questo tipo. È capitato nello sport, che per me è solo un hobby, visto che sono professore universitario alla Sapienza».
Il suo collega della Federvolley Magri teme che lei, molto legato a Ronzani (ha usato il termine «culo e camicia», ndr), abbia invece gestito tutta la vicenda in quanto «fanatico della Pallacanestro Roma».
«Quello che ha detto non è piacevole, soprattutto nei toni usati. Non posso negare di essere appassionato di basket, ma quelle del collega sono pure illazioni. Non esiste la possibilità di dimostrare ciò che afferma in nessuna conversazione. E poi, come avrei potuto andare contro Gilberto Benetton, del quale ho una stima incondizionata? Il 4 maggio gli ho anche consegnato il premio più importante del golf, lo considero un benefattore dello sport».
Ha parlato della questione con il presidente Petrucci? Da tempo si vocifera di una sua candidatura per il 2009 alla guida del Coni.
«Sì, ho detto a Petrucci di non aver mai parlato con Ronzani di basket e di vicende legate alla Benetton. E da lui ho ricevuto il consenso che ho sempre avuto. La mia candidatura? Il golf sta avendo una crescita enorme, credo di avere qualche titolo per avanzare il mio nome. Ma lo farò, e l’ho riferito a Petrucci, solo se lui non si ricandiderà».
Che cosa l’ha ferita di più di questa storia?
«Essere stato attaccato sul piano etico. L’etica è una cosa che mi appartiene, pretendo il rispetto che io ho dimostrato agli altri. E da vecchio uomo di sport, conosco bene le regole e la correttezza».\