IL VERO PERICOLO È AVER PAURA

Proviamo a metterci, per quanto durerà la lettura di queste righe, nei panni di un credente mussulmano. Bene, allora c'è una gran bella notizia per noi. Infatti l'infallibile Corano, parola divina, sostiene che se il nemico arretra - si mostra debole, arrendevole, impaurito - Allah è con noi, ci incoraggia e ci sollecita ad attaccarlo in modi sempre più duri e implacabili fino alla vittoria fatalmente certa. Se dunque siamo credenti (fanatico o moderato, non fa differenza) abbiamo ricevuto da Dio in persona l'assicurazione che l'Europa tutta ha paura - paura fisica - dell'Islam, e sappiamo per innata educazione che al nemico impaurito e arrendevole non bisogna riservare né pietà né considerazione, ma soltanto attacchi ancora più violenti e spietati. E se per un «moderato» ciò vuol dire poco più che aumentare il disprezzo verso gli occidentali e i cristiani in particolare, per un estremista significa rafforzarsi nel sacro diritto-dovere di seminare fra noi morte e distruzione fino alla nostra immancabile caduta, fino alla nostra resa. Significa che ci saranno sempre più estremisti e sempre meno moderati.
Ora torniamo occidentali e cristiani, finalmente, e consideriamo che questa semplice tesi viene confermata da quanto ha comunicato ieri il ministro Fini: i manifestanti, i morti e i feriti di Tripoli non erano tutti libici, fra loro c'erano anche palestinesi, iracheni, afghani eccetera: elementi sparsi non a caso in tutto il mondo arabo e mussulmano per fomentare le folle contro di noi e contro quei governanti che non mostrino sufficiente aggressività verso il nemico occidentale. Gheddafi - oggi - viene considerato uno di questi. E se è vero che le manifestazioni in Libia sono state organizzate per colpire lui, è ancora più vero che lo si vuole costringere a tornare all'aggressività di un tempo verso l'Occidente.
È chiaro dunque che c'è in atto un progetto globale di estremizzazione e radicalizzazione del conflitto Islam-Occidente. Questo progetto (bellico, non c'è altra parola per definirlo) si rafforza ogni volta che dimostriamo «comprensione» e cedevolezza. Ogni volta, per esempio, che rinunciamo alla nostra libertà di pensiero ed espressione in favore della loro intolleranza alla libertà di pensiero e di espressione. La nostra libertà vuole che un ministro sia prudente e attento a non provocare problemi politici, ma un disegnatore satirico, uno scrittore, un cittadino non hanno affatto questo obbligo, anzi.
La storia è maestra di vita, diciamo sempre, ed è vero. Ma è anche vero che - poiché si ripresenta in modo sempre diverso - facciamo fatica a capire le sue lezioni e ad agire di conseguenza. Paragonare la situazione attuale con quanto accadde appena settanta anni fa con Hitler non è affatto paradossale, esagerato o irreale. Hitler aveva una buona parte di ragione quando voleva l'Austria perché «tedesca»: e si lasciò che se la prendesse con la forza. Pochi mesi dopo aveva molta ragione in meno, quando voleva i Sudeti: ma visto che l'Europa aveva ceduto su Vienna li pretese lo stesso e lo si lasciò fare anche in Cecoslovacchia. Pochi mesi dopo il Führer aveva ancora meno ragione per il problema di Danzica, ma visto come gli era andata bene fino ad allora pensò di poter aggredire la Polonia e fu la Seconda Guerra Mondiale.
Adesso facciamo un altro piccolo sforzo e sostituiamo alla faccia di Hitler quella - simbolica - di bin Laden: è evidente che, se non si vuole arrivare alla guerra, non bisogna cedere. Oggi la libertà di espressione è la nostra Austria. Non lasciamocela prendere.