Il vero primato dei progressisti: dimettersi ma stare in carica

«C’era una volta... ». «Un re!», diranno i lettori. E invece no, c’era una volta la superiorità morale della sinistra. Che come tutte le fiabe, da Pinocchio in giù, è credibile giusto fino a quando pensi che Babbo Natale esista. Poi cresci e ti accorgi che anche da quelle parti, come scriveva Brecht, «rivoltatela come vi pare, ma prima viene lo stomaco e poi la morale».
L’ultimo cantastorie pronto a negare ogni basso istinto e a spacciare la filastrocca della purezza di sinistra è il segretario del Pd, intervistato ieri dall’Unità: «Facciamo vedere che noi non siamo loro, a cominciare da Delbono». Loro, i fantozziani «inferiori» della destra. Lontani anni luce dal sindaco di Bologna, che nel nome del «civismo» e della «responsabilità» ora nicchia tra dimissioni e temporeggiamenti dopo il Cinzia-gate. Non come Berlusconi tra Noemi e D’Addario: «loro» si fanno da parte. Peccato che il Bersani in versione favolista dimentichi che Delbono è indagato per peculato, abuso d’ufficio e truffa, non per aver spiegazzato la guêpière della sua Cinzia.
Il problema è che «a forza di parlare di morale nei giorni feriali, poi si rischia di trovarla in disordine la domenica, quando serve». E non c’è bisogno di scomodare Mark Twain per accorgersi che la sinistra da decenni va attaccando chiunque sul piano dell’etica. Buon ultimo Berlusconi. Però quando si parla della propria legge morale, allora sul cielo stellato dei democratici si addensano le nubi. Come i nuvoloni del caso Marrazzo, che dopo il pasticciaccio di via Gradoli diede le dimissioni e si rifugiò da asceta in un monastero di Subiaco. Uno stoico ben pagato, però, dato che il governatore è «obbligato» a mantenere l’incarico di consigliere regionale, con annesso stipendio di circa 10mila euro (dato in beneficenza) e diarie varie. E pure uno stoico ben protetto, dato che nelle ultime foto è ritratto ancora dotato di scorta, testimonianza del fatto che il signor Marraju - come lo chiamavano i trans - non è per nulla un semplice cittadino.
Ma i dogmi si nutrono di leggende, non di fatti. La diversità berlingueriana, il migliorismo togliattiano: il Pd di oggi è una crasi, è «diversamente migliore». Come la Duchessa di Alice nel paese delle meraviglie, trova una morale in ogni cosa. È riuscito perfino a trovare «responsabilità» e «lealtà» in quanto combinato dal sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso. Incarcerato per corruzione, scarcerato dopo la promessa di dimissioni e commissariamento del Comune, ritrattò tutto fornendo un certificato medico (firmato dal suo dottore, consigliere Pd) in cui veniva dichiarato «esaurito» e impossibilitato a fare il sindaco. Morale? Nessun commissario, nessuna elezione e poltrona al suo vice Camillo D’Angelo. E il nuovo Pds, il Partito dei Superiori? Lo difende: «Così offre alla città la continuità amministrativa». Canonizzato in diretta per aver evitato alla sinistra di perdere una giunta, altro che bullarsi al bar perché «noi» ci dimettiamo.
Il fatto è che di superiore la sinistra ha al massimo il grado di istruzione. O di distruzione. Mettiamo ’o governatore Bassolino, per esempio, che la Campania l’ha infatti demolita. Uno che è stato rinviato a giudizio in qualità di commissario straordinario per i rifiuti a Napoli con le accuse di abuso, falso, frode nelle pubbliche forniture e truffa ai danni dello Stato. C’è già di che assegnargli un’aureola. Almeno su di lui sarà calata implacabile la ghigliottina del candore democratico? Insomma. Il severo censore Veltroni gli intimò di appellarsi alla sua «coscienza» per «fare la cosa giusta». Bassolino fece spallucce, ordinò un piatto di vongole veraci e ancora sta al suo posto.
Su questi casi, però, il Pd preferisce abbassare la tapparella e spostare un apostrofo. Poca differenza tra la moralità e l’amoralità. E pazienza se c’è ancora gente come Luigi Manconi, «convinto che la sinistra sia moralmente superiore alla destra». Scelta morale o mortale quella di spedire l’ex ministro Paolo De Castro a Strasburgo per lasciare un seggio al Senato ad Alberto Tedesco, assessore democratico in Puglia poi stranamente indagato per il caso sanità? Scelta morale o umorale quella di Cristiano Di Pietro, figlio di tanto padre, che si dimette dall’Idv dopo il caso Mautone ma rimane avvitato a prova di gravità alle poltrone di consigliere provinciale a Campobasso?
L’unico caso in cui probabilmente l’etica del partito non c’entrava era quello del presunto stupratore di Roma, Luca Bianchini, coordinatore del Pd. E giusto in quel caso l’allora candidato alla segreteria Ignazio Marino - avido di visibilità - se ne uscì con la denuncia della «questione morale». Ora, con tutti i casi di malaffare amministrativo, accusare il Pd perché un suo tesserato ha violentato a destra e a manca è come far causa alla Valtellina perché qualcuno si è strozzato coi pizzoccheri.
Perché per fare sfoggio di nitore, non si può indossare il panciotto inzaccherato. Altrimenti, insegna Seneca, «mettiamo in fuga quelli che vorremmo correggere». Gli elettori a cui si vogliono far bere le panzane della nuova teoria della razza progressista, geneticamente predisposta a guidare i retrogradi peccatori. Gli stessi elettori che hanno imparato che il lupo di Cappuccetto rosso si è estinto per il bracconaggio, che il Principe azzurro picchia Cenerentola quando esagera con i gin tonic e che la sinistra moralmente superiore che sa farsi da parte è solo l’ultima fiaba sussurrata prima di andare a nanna.