Il vero «razzista» è solo chi snobba il prossimo

Gentile Direttore, oggi mentre ero in giro per il mio quartiere a Roma, ho visto appoggiata ad un muro una signora anziana, avrà avuto circa settanta anni, vestiva appena decentemente e porgeva la mano quasi con vergogna, mi ha colpito molto, così mi sono fermata e le ho chiesto come mai si era ridotta così; ebbene, mi ha spiegato che lo faceva per aiutare la figlia, che aveva perso il lavoro perché molto malata, e raccontava alla figlia mentendole che faceva qualche lavoretto per darle una mano. Ho capito dall'accento che veniva dalla Calabria. Le assicuro, è stato come ricevere un pugno nello stomaco, così le ho dato tutto quello che avevo, ossia 20 euro. Si è messa a piangere e mi ha voluto abbracciare e baciare e mi ha detto: «Che Dio la benedica». Caro Sallusti, è così che il nostro paese si è ridotto? Quando sento che immigrati che accogliamo buttano il cibo ho un moto di ribellione tale che mi verrebbe voglia di cacciarli tutti a calci nel sedere. Mi dica Lei, sono forse razzista?

Flavia Maccari

e-mail

Cara Flavia, purtroppo lei non è l'unica a cui è capitato di imbattersi in una situazione del genere. La disperazione e il bisogno non hanno colore né razza, ma quando sono stampati sulla faccia dei nostri vicini di casa fanno ancora più male perché sono la prova di un fallimento che è tutto nostro. Dei governi, che hanno il dovere di non lasciare indietro gli ultimi, ma anche di chi si occupa di soccorrere lo straprossimo e abbandona il prossimo al suo destino. Che senso ha spendere tempo, soldi ed energie a occuparsi degli immigrati e abbandonare genitori anziani al loro destino, mai una visita, una carezza, un aiuto? Stiamo ore collegati in internet a discutere dei massimi sistemi con un tizio dall'altra parte del mondo e non ci accorgiamo che il nostro vicino di casa è in grande difficoltà, spesso neppure lo conosciamo. Sarò vecchio, ma sono per meno global e più local. I razzisti veri sono quelli che snobbano il prossimo.