«È vero, sbaglio tanti gol È l’ansia da prestazione»

Caro Robinho, mancano 8 sfide alla fine del 2011, 6 di campionato e 2 di Champions: che tabelle avete preparato?
«Abbiamo recuperato molte posizioni in classifica, adesso puntiamo a finire l’anno alla meglio, magari da primi in classifica sia nel campionato che in Champions. Non è facile ma ci proveremo».
Più complicato superare lo scoglio fiorentino o domare l’armata del Barcellona?
«Un ostacolo alla volta. Pensiamo alla Fiorentina, non sarà una passeggiata, poi toccherà al Barcellona che affronteremo con un vantaggio, sapendo cioè di essere già qualificati».
Ha vinto definitivamente la pubalgia?
«Sì, sto bene, molto bene, sto tornando il vero Robinho. I gol col Catania hanno cementato la fiducia eppure continuo a lavorare sodo per migliorare il mio rendimento. Non è la prima volta che mi succede: quando ero a Madrid sono rimasto bloccato 4 mesi, addirittura. È triste, molto triste, starsene a casa e non poter giocare».
Intanto col Catania il gol è stato uno solo: l’altro appartiene a un collega del Catania...
«Lo so, forse è merito esclusivo di Seedorf che ha messo pressione al difensore provocando l’autorete».
Per migliorare, caro Robinho, sarebbe il caso di sbagliare meno gol facili...
«Nella mia carriera non ho mai fatto tanti gol mentre ho avuto sempre molte occasioni a disposizione. Molti mi ripetono che i 14 gol dell’anno scorso non sono poi da buttar via: vero. Ma sto lavorando su questo aspetto tutti i giorni a Milanello».
Scusi su cosa sta lavorando, sulla mira o su altro?
«Sto lavorando sul mio temperamento. Sono un tipo che si agita facilmente e probabilmente quando sono davanti alla porta mi prende la tipica ansia da prestazione».
Si ricorda il gol mancato più clamoroso della sua collezione?
«Penso quello nel derby di ritorno contro l’Inter: avevo una voglia matta di far gol al mio amico Julio Cesar (nel tondo)».
E quale quello che non vorrebbe sbagliare?
«Quello della finale di Champions».
Non c’entra per caso il ruolo?, preferisce fare la seconda punta o il tre-quartista?
«Io voglio giocare, mi diverto solo se gioco, nella Seleçao ho sempre fatto la seconda punta. E poi con Ibra è sempre molto facile giocare e intendersi: ti manda davanti alla porta».
Da domani a Firenze, riprenderà la competizione tra lei e Pato...
«Solo io posso capire i tormenti di Pato: fermarsi per infortunio due mesi e poi riprendere l’attività non è molto agevole. Bisogna avere pazienza, raggiungere la migliore condizione fisica. In questi giorni l’ho rivisto felice, finalmente. Se riuscisse a giocare senza interruzioni, potrebbe raggiungere il Pallone d’oro grazie al grande talento di cui dispone».
Come ha vissuto lo choc dell’episodio Cassano?
«All’inizio abbiamo avvertito un grande spavento. Quando sono andato a trovarlo in ospedale erano i giorni che precedevano l’intervento al cuore e l’ho trovato molto preoccupato. Poi invece è cambiato tutto: avere accanto la sua famiglia ha avuto un effetto straordinario. Il vero dispiacere è per lui oltre che per il Milan: non aveva mai giocato così bene».
Ariedo Braida è in Brasile a scegliere calciatori per il futuro: ha qualche consiglio da spendere?
«Non ho visto molto in tv, è impossibile tenersi aggiornati, il calcio brasiliano ha una produzione quotidiana di talenti. Ne conosco pochi, non so se vanno bene per il calcio italiano che è molto particolare, servono più il fisico e la condizione fisica che la tecnica pura. Perciò è meglio che provvedano Galliani e Braida all’operazione».
Facciamo un nome: Ganso, per esempio. È sparito dalla circolazione: come mai?
«Ha avuto, all’età di 20 anni, due problemi seri al ginocchio: riprendersi al volo non è così semplice. Quando ci incrociamo in nazionale lui continua a chiedermi puntualmente del Milan, di Milano, del calcio italiano, di come si vive qui, di come funziona il calcio italiano».
Abbiamo capito: non ha perso la speranza di trasferirsi in rossonero. Le facciamo un altro nome, Robinho: Casemiro le dice qualcosa?
«È un centrocampista, ma l’ho visto poco in azione e non so dare un giudizio».
E se invece facessimo il nome di Dedè?
«Ecco uno che potrebbe superare l’esame: è rapido, veloce, capace anche di fare gol».
Qualche osservatore lo ha già ribattezzato il nuovo Thiago Silva...
«Thiago Silva è un fenomeno, niente paragoni per favore».
E Damiao?
«Ecco uno che ha le caratteristiche per inserirsi facilmente nel calcio italiano: ha fisico, è potente e può cavarsela nei duelli con i difensori italiani che sono tra i migliori in circolazione».
Il Milan è partito male, tradendo un grave ritardo: c’è una spiegazione?
«Due i motivi: avevamo troppi infortunati e gli avversari han capito il nostro gioco. Adesso che sono tornati quasi tutti, la situazione è migliorata. E possiamo ancora vincere tutto».