Il vero tormento di Donadoni resta Del Piero

Già bocciati Lucarelli e Gilardino, la sorpresa potrebbe essere Palladino

I giochi sono fatti, o quasi. Roberto Donadoni ha già in cuor suo completato la lista dei 23 che guiderà in giugno all’assalto al titolo europeo. Nella lunga notte di Elche si è consumato il rito delle scelte definitive e i 21 chiamati per la Spagna saranno gli stessi che dovranno cavalcare l’onda lunga del mondiale targato Lippi. Un fantasma, quello di Marcello Lippi, sempre ricorrente sulla testa di Donadoni, sia per la mancata firma del contratto-capestro proposto dalla federcalcio, sia per la voglia matta del viareggino di ritornare in panchina, desiderio apertamente esternato anche pochi giorni fa.
Intanto Donadoni si consola utilizzando proprio la banda Lippi, gli uomini di Berlino 2006, per esorcizzare un europeo che manca all’Italia dal lontano 1968. A cominciare da Gianluigi Buffon, il portierone bianconero che non ha rivali e che indosserà la maglia numero uno per chissà quanti anni ancora. A fargli da valletto Amelia che, stanco del Livorno e del presidente Spinelli, sta strizzando l’occhio proprio alla Spagna, al Valencia in particolare che sta per cedere il tedesco Hildebrand. Come terzo portiere, Donadoni imiterà Lippi che ai mondiali s’era affidato all’esperienza di Peruzzi. In Svizzera e Austria potrebbe toccare allora all’interista Toldo, anche se Sereni, De Sanctis, Curci e il «londinese» Cudicini alzano timidamente la manina per farsi notare.
La formula matematica di Donadoni è semplice: 3 portieri, 7 difensori, 7 centrocampisti, 6 attaccanti. I magnifici sette della difesa hanno già un nome e un cognome: Cannavaro, Barzagli, Materazzi, Oddo, Zambrotta, Grosso e il vecchio sempre giovane Panucci che può indifferentemente giostrare sulla fascia o al centro. L’unico dubbio è tra Grosso e Chiellini (Zaccardo è out), col bianconero che può essere utilizzato nei due ruoli come Panucci, ma a prevalere sarà l’esperienza dell’ex interista che in Germania fece gol ai padroni di casa in semifinale e ci regalò poi la coppa con l’ultimo rigore contro la Francia.
Ma è a centrocampo che Donadoni può dormire sonni tranquilli, con la soluzione esperienza Milan (Pirlo-Gattuso-Ambrosini) o con quella sbarazzina made in Roma (De Rossi-Aquilani-Perrotta). Con l’aggiunta di un certo Camoranesi che il ct considera indispensabile proprio per essere insieme ala e mediano, ma col cruccio di non avere una controfigura che possa, non si sa mai, rimpiazzarlo. Donadoni potrà però mischiare i giallorossoneri a seconda degli avversari: De Rossi playmaker davanti ai quattro difensori ma alle spalle di un altro quartetto che deve supportare l’unica punta Toni (Camoranesi e Di Natale sulle fasce, Pirlo e uno tra Gattuso, Ambrosini e Perrotta in mezzo). Oppure, qualora fosse necessaria un’altra punta di peso, ecco la sorpresa Borriello, capocannoniere con 17 reti, al fianco di Toni. Con la rinuncia a Di Natale che, nella gestione Donadoni, è apparso il miglior partner del corazziere del Bayern.
Ma è parlando d’attacco che si va nelle dolenti note: Del Piero e Cassano. Perchè ai cinque già scelti (Toni, Di Natale, Borriello, Iaquinta, Quagliarella) ne dovrà essere aggiunto un altro e qui la scelta sembra complicata per tutti meno che per Donadoni. Bruciati definitivamente Lucarelli e Gilardino dall’arrembante Borriello, messo dietro la lavagna Cassano (le sue intemperanze e il caratteraccio che si ritrova mal si addicono alla calma del bergamasco Donadoni), ricevuta da Del Piero l’indisponibilità a giocare come esterno, dal magico cilindro potrebbe essere estratto a sorpresa il bianconero Palladino. Dipenderà molto da come Alex concluderà il campionato, perché a un Del Piero formato Inter-Juve sarà davvero difficile rinunciare. Donadoni lo sa, ma non può, per accontentare il bianconero, stravolgere una tattica che vede il trio Camoranesi-Toni-Di Natale (con Iaquinta e Quagliarella come sostituti sulle fasce) elemento portante della fase offensiva. Già, ma come poter rinunciare alla classe e alle magie del 33enne Del Piero senza poi avere dei rimpianti?
Ed è questo, non tanto il fantasma di Lippi, a turbare il sonno di Donadoni.