Il vero trionfo è dell’ingegnere della McLaren

La mia predilezione per i piloti con bello stile, con grande sensibilità, intelligenza e tecnica è antica. Risale ad Achille Varzi ed ora si compiace soltanto con Vettel e Button. Il successo - di stretta misura - del secondo sul primo è dovuto unicamente a ragioni tecniche, peraltro in evoluzione da tempo. Quindi, il voto finale è di una linea superiore per la McLaren. E Pat Fry, suggerito (o preteso) da Alonso? Strano che non ci sia arrivato, data l’estrazione e la cosiddetta marcatura. Infatti, per restare sugli ultimi gran premi, avevo fatto notare che, nei casi dubbi, le macchine di Woking si presentavano sistematicamente con due configurazioni differenziate, per asciutto e bagnato, contraddistinte dal gruppo alare posteriore con «flap» di piccola o di grande corda. Sempre con prove comparative fin dal venerdì. Ebbene, questa è stata la mossa risolutiva. Al riguardo, spendo anche due righe del mio piccolo spazio in favore dei giovani, che devono essere educati anzitutto nella terminologia tecnica. Un cronista della Rai-Tv che ancora parli di «alettoni» è riprovevole. Che poi ci sia un ingegnere ad usare un termine errato, è inaccettabile. Basta aprire il dizionario della lingua italiana: «parte mobile dell’ala dell’aeroplano». Nell’ala dell’auto, non c’è. Punto e basta. Alla McLaren la sanno lunga e possono sopperire agli illeciti tecnici dei «team» con ingegneri d’assalto. Quelli che il nostro «Reuccio» vorrebbe. Perché non fare ponti d’oro al silenzioso ingegnere di Button, che sceglie sempre gomme e strategie vincenti, nei più difficili frangenti? Perché bisogna essere in due: il tecnico preparato ed il pilota competente e sensibile, capace di esprimersi. Senza cadere nella trappola delle «super soft», ma anticipando tutti con le «soft» ed evitando l’allarmismo finale delle «intermedie». Quanti errori, esclusi quelli inevitabili sul bagnato! Merito a chi ne è uscito così brillantemente.