Il «Vero West» è uno scontro mortale tra fratelli con una zattera per palco

Testi che hanno saputo rappresentare lo specchio inquieto di un'America che tra gli anni '70 e '80 si stava interrogando su se stessa, sulle proprie radici e sul senso da dare ai valori del suo passato, quelli di Sam Shepard, il cui teatro è stato sempre linguisticamente calato nell'immediatezza della realtà. Di questi taciti conflitti sono un'espressione emblematica i due fratelli protagonisti di un caposaldo teatrale del drammaturgo, «Vero West», scritto nell'80 e rimasto fra le sue opere più celebri. Un testo che esplora i territori desertici e selvaggi della mente, l'ineffabilità della condizione umana, che, in una notte, può capovolgere le certezze di una vita. Un'opera complessa, in cui si rivive lo spirito della «road culture», in cui spicca il confronto fra due opposti modi di vivere, Austin infatti è uno sceneggiatore di successo, mentre il fratello Lee è un balordo che vive come un disadattato nel deserto. Sarà un episodio per certi versi inquietante ad innescare un oscuro cambio di ruoli, che porta inevitabilmente ad uno scontro tra i due, forse mortale.
Un'opera che prende vita quando supportata dal confrontarsi dei due attori, i fratelli, che sono anima del dramma, e così, su una scena, risolta con una zattera da 5 metri per 4 di palcoscenico rialzato, sospeso nel vuoto si assiste ad un'affascinante contrapposizione di due giganti del teatro indipendente italiano, Corrado D'Elia e Jurij Ferrini, entrambi apprezzati, ma tanto diversi nelle scelte stilistiche quanto simili nelle esperienze professionali condivise. Grossa scommessa quella del regista Sergio Maifredi di trovare un terreno comune di azione in cui far operare due protagonisti assoluti come D'Elia e Ferrini, abituati a costruirsi gli spettacoli intorno. In questo progetto, spiega Maifredi, che coinvolge a tre, la scommessa è stata quella di rinunciare tutti un po' ad essere protagonisti assoluti e condividere sulla scena la forza dei compagni per amplificare la nostra. Il Vero West di Maifredi, che ha ottenuto il Premio Nazionale della Critica, è una commedia giocata sui toni dell'ironia, ma anche uno scontro epico tra fratelli, la cui scenografia sospesa rafforza il tono del teatro dell'assurdo, di memoria beckettiana, in cui il territorio non è letto in senso geografico ma piuttosto simbolico. Particolare la scelta registica di aver affidato il ruolo del produttore cinematografico ad una donna, ma capace di creare senz'altro un'ulteriore tensione tra i due personaggi, che rafforza le loro ostilità.
La musica dello spettacolo è stata affidata a Bruno Coli, che ha costruito una partitura ritmica basata sul ticchettio delle macchine da scrivere, ispirata alle atmosfere dei film di Wender. Dopo il debutto a marzo dello scorso anno a Finale Ligure, ora è in programma al Duse da oggi a domenica 8.