Verona: un appuntamento forse da ripensare

La recente rassegna del mobile ha visto il coinvolgimento di Milano in maniera davvero imponente. Forse più che in altri anni la città si è impadronita del termine «design» e l'offerta di prodotti e avvenimenti è andata oltre ogni limite. Questo se da un lato va accolto con soddisfazione, perché almeno si legge tra la popolazione un interesse per qualcosa che ha sempre un fondamento culturale, e con i tempi che corrono non è cosa da poco, dall'altra parte il gioco, divenuto così vasto, non presenta più punti di riferimenti. Si organizza di tutto, bello e brutto, interessante o peggiore, di valore o acqua che passa. E forse ad essere spiazzati in tutto questo sono proprio i negozianti di mobili, che in quella settimana di affari debbono averne fatti davvero pochi. Prossimo appuntamento nazionale, anche se sporadiche manifestazioni nel nostro Paese non mancano mai, a qualunque livello merceologico, sarà quello di Verona, con il suo «Abitare il Tempo». Mostra che per la verità ha sempre avuto il suo piatto forte nel mantenere viva la sperimentazione, sotto quasi tutti gli aspetti della cultura del progetto, risorse del territorio e rapporto con la storia. Una rassegna certamente piacevole, che ha sempre visto impegnata una miriade di firme più o meno famose a far da corollario alla riproposta di mobili e complementi già presentati a Milano, che per ragioni di mercato e di produzione ben difficilmente possono essere sostituiti con altre novità. Purtroppo il gioco si fa ogni anno più cervellotico, e si ricorre ad accorgimenti che di grande base culturale non si sa quanto abbiano, ma che certamente offrono una convalida portando la firma di personaggi conosciuti. Anche se poi i personaggi sono quasi sempre gli stessi. In ogni maniera, lontanissima da noi l'idea che «Abitare il Tempo», la rassegna veronese di settembre, sia qualcosa di poco valido, anzi è da considerare espressione tra le più brillanti di un polo territoriale e fieristico di tutto rispetto. Ma forse c'è nell'aria un desiderio di cambiamento, per rendere l'appuntamento autunnale più prestigioso, più attraente, con più glamour per operatori e produttori. Il mondo del classico è quello che oggi predomina, ma se il moderno fosse meno nascosto dietro «la sperimentazione» forse l'aria diverrebbe diversa. Anche perché arriva subito dopo la «tanto di cappello» «Maison & Objet» di Parigi.