Verona, Berlusconi sonda Bossi: facciamo tutti un passo indietro

Il Cavaliere chiama Maroni e rilancia la candidatura Castelletti. Ma Calderoli: «Ormai siamo fuori tempo»

da Roma

Resta l’impasse a Verona. Con il centrodestra che rischia seriamente di presentarsi alle amministrative del 27 e 28 maggio con due candidati sindaci, regalando all’Unione un vantaggio non indifferente. Né il leghista Flavio Tosi, né l’Udc Alfredo Meocci sembrano infatti intenzionati a fare quel passo indietro che risolverebbe un braccio di ferro che va ormai avanti da mesi.
Così, proprio nel giorno in cui il primo cittadino uscente Paolo Zanotto ufficializza la sua ricandidatura a Palazzo Barbieri, Silvio Berlusconi si ritrova ancora una volta a cercare una mediazione, nella speranza di risolvere la querelle ormai sul filo di lana. Il 28 aprile, infatti, scadono i termini per la presentazione di liste e candidati e ogni giorno che passa allontana di fatto una possibile ricomposizione dello strappo. Che proprio nelle ultime ore si è andato sempre più allargando, con An decisa ad appoggiare Tosi e Forza Italia pronta a convergere su Meocci. E, soprattutto, con il partito di Gianfranco Fini che ha iniziato a perdere qualche pezzo se la corrente che fa capo all’ex senatore Paolo Danieli si è detta disponibile a sostenere il candidato dell’Udc. Proprio per questo - nonostante non sia in programma la consueta cena del lunedì a Arcore - già di prima mattina il Cavaliere inizia il suo giro di consultazioni. Con una telefonata a Roberto Maroni, al quale assicura che «se Tosi è disposto a fare un passo indietro anche Meocci farà lo stesso». Sul punto, però, «è necessario un intervento di Umberto Bossi». Già, perché il giovane assessore regionale alla Sanità del Veneto si è già spinto fin troppo avanti, al punto che proprio in questi giorni dovrebbe iniziare la campagna di affissione di manifesti 6 per 3 con la scritta «Tosi sindaco». Una accelerazione, quella del leghista, arrivata in replica alla decisione di Meocci di autocandidarsi con una lista civica, probabilmente dopo alcuni colloqui informali con Berlusconi e Pier Ferdinando Casini. E sul punto l’esponente leghista è sempre stato chiaro: «Ritirarmi? Solo se me lo chiede Bossi».
La partita, però, resta assai complessa. Perché, spiega Roberto Calderoli, «i tempi sono ormai scaduti» e Tosi «è un ottimo candidato». In verità, nonostante i buoni rapporti tra il Cavaliere e Meocci - i due si sono salutati calorosamente venerdì scorso al congresso dell’Udc - Berlusconi sa bene che la candidatura dell’ex dg della Rai rischia di spaccare non solo An ma pure Forza Italia. L’azzurro Aldo Brancher, deputato veneto nonché una delle principali cinghie di trasmissione con la Lega, è infatti convinto che l’elettorato del centrodestra avrebbe non poche difficoltà a sostenere Meocci. Soprattutto quello di Forza Italia, confidava nei giorni scorsi ai suoi colleghi del Carroccio, con il rischio di «un forte astensionismo che penalizzerebbe in primo luogo Forza Italia». Così, l’ex premier si sarebbe fatto garante con il Senatùr di un passo indietro del candidato dell’Udc, «purché Tosi faccia lo stesso». Anche se, obietta Calderoli, «già 15 giorni fa Berlusconi ci aveva detto che la questione era risolta» e invece «siamo ancora qui a parlarne». Di certo, c’è che per il momento la Lega sembra decisa a prendere tempo, anche perché nella partita pesano pure le candidature alla provincia di Vicenza e in alcuni comuni del Trevigiano.
Se l’impasse si dovesse risolvere, a quel punto potrebbe entrare in scena Luigi Castelletti, presidente della Fiera di Verona a cui gli ultimi sondaggi attribuiscono un 8% cento in più di Tosi in un eventuale ballottaggio. L’assessore leghista, infatti, è sì forte delle sue 28mila preferenze personali incassate alle ultime amministrative ma in caso di ballottaggio potrebbe non incontrare il gradimento di buona parte dell’area cattolica che, soprattutto a Verona, ha comunque un suo peso. Per questo il Cavaliere sarebbe deciso a fare il possibile per aprire la strada a Castelletti.