Verona, fischi contro il Prof: «Silvio liberaci»

Insulti al premier Prodi fuori dallo stadio Bentegodi. Il leader azzurro: «Il Papa è un grande teologo. Sento una profonda sintonia con il movimento che ho fondato»

nostro inviato a Verona
Il primo a giungere è Gianfranco Fini: non sono ancora le tre del pomeriggio, manca oltre un’ora all’arrivo del Papa allo stadio ma il presidente di An guadagna già gli spalti. Un quarto d’ora dopo lo affianca Gustavo Selva. Sull’anello esterno del Bentegodi che dà sulla strada si addensa una folla di curiosi, soprattutto ragazzi ma non solo, centinaia di «Papa-boys» che lasciano per un po’ la curva per vedere i politici. Le autoblù sgommano nello spiazzo dove di solito fanno manovra i pullman dei calciatori, riparati da cancelli blindati e alti reticolati metallici contro il lancio di oggetti. Ma non contro i fischi e gli insulti. Che piovono su Romano Prodi. Solo su di lui. Quando arriva e, raddoppiati, quando riparte.
Il presidente del Consiglio e la signora Flavia varcano i cancelli dello stadio alle 15.15. È un attimo: premier e consorte non fanno in tempo a mettere piede a terra dalla Thesis grigia che scattano i fischi, i «buuh», i «vattene a casa». Prodi saluta brevemente le forze dell’ordine, ignora i giornalisti e si infila in tutta fretta nei meandri sotterranei del Bentegodi per sbucare sul prato di gioco dove sarà celebrata la messa. Gioca fuoricasa, il capo del governo. Dietro la sua si ferma l’auto con il presidente del Senato, ma Franco Marini passa indenne le forche caudine della tifoseria veronese. Seguono altri parlamentari, giunti tutti assieme da Roma: il ministro Rosi Bindi, Pierferdinando Casini (qualche applauso per lui), Francesco D’Onofrio, Cinzia Bonfrisco, Enzo Carra, Rocco Buttiglione, Luigi Bobba. Non sono volti notissimi, il pubblico tace. Più tardi è la volta del ministro Giuseppe Fioroni. Francesco Rutelli, annunciato, non si fa vedere.
Altri dieci minuti e spunta l’Audi grigia di Silvio Berlusconi. Aspettavano lui: si alza un’ovazione e il presidente di Forza Italia, accompagnato da Gianni Letta e Aldo Brancher, se la gode tutta salutando e fermandosi davanti alle telecamere per leggere una nota già diffusa alle agenzie di stampa. «Come Giovanni Paolo difese la libertà dei credenti e di tutti gli uomini nella stagione dei totalitarismi - dice Berlusconi - così Benedetto XVI interpreta la difesa della libertà cristiana di fronte al relativismo scientista e al fondamentalismo religioso. Il Papa è un grande conforto per i credenti e per tutti gli uomini di buona volontà: la semplicità delle sue parole si unisce alla profondità del pensiero e mostra il significato che un grande teologo, capace di attraversare da credente la cultura moderna, sa dare alla continuità del messaggio cristiano. Sento una profonda sintonia personale e del movimento che ho fondato che unisce cattolici e laici nell’affermazione della libertà della persona come supremo criterio di pace e di valore umano universale». Applausi anche mentre Berlusconi scende in campo e si ferma con alcuni disabili in sedia a rotelle prima di percorrere la passerella rossa.
I politici si ritrovano sotto l’altare in un settore riservato, nessuno rilascia dichiarazioni, assistono in silenzio alla messa del Papa che nell’omelia parla dello stadio come di un «moderno areopago dove abitualmente si celebrano non riti religiosi ma che oggi ospita Gesù risorto» e pone ai quarantamila fedeli domande cruciali: «Che ne è della nostra fede? In che misura sappiamo noi oggi comunicarla? In un mondo che cambia, il Vangelo non muta». Finita la celebrazione, i parlamentari attendono la partenza di Benedetto XVI prima di andarsene. E il tragitto verso l’uscita si trasforma in un nuovo ring tra Prodi e Berlusconi.
Il presidente di Forza Italia raccoglie altri battimani, cori Sil-vio Sil-vio, qualcuno urla «liberaci», poi la piccola folla si sposta dalle gradinate verso il parapetto esterno per salutare il Cavaliere anche mentre parte con Gianfranco Fini. Alle sue spalle Prodi è invece travolto da bordate di fischi, urla, anche insulti appena sbuca dal sottopassaggio e scambia qualche parola con il vescovo Vincenzo Paglia. Applausi e contestazioni non arrivano da fuori, ma da dentro lo stadio, dalla gente che ha partecipato alla messa e lentamente si sta allontanando. Persone che stringono il libretto del rito liturgico e agitano i fazzoletti colorati del Convegno. Ma il premier fa finta di niente, deve correre in aeroporto a stringere la mano al Papa che vola a Roma. Un viatico.