Verona, il gip: "Nessun movente politico"

Anche il gip conferma la tesi del pm: "Alla base dell'omicidio di Nicola solo futili motivi, la sigaretta negata". Per il magistrato "gravi indizi di responsabilità degli arrestati. Un'altra aggravante: aver agito in gruppo"

Verona - "Nessun movente politico". E' uno dei passaggi cruciali dell’ordinanza con la quale il gip Sandro Sperandio ha confermato ieri la custodia cautelare in carcere per i cinque giovane accusati dell’omicidio preterintenzionale di Nicola Tommasoli. Nell’ordinanza, il gip sostiene che l’aggressione è avvenuta per "futili motivi", in particolare per il rifiuto opposto dalla vittima alla richiesta di una sigaretta da parte dell’altro gruppo di giovani. Per Sperandio, inoltre, "ci sono gravi indizi di reponsabilità degli indagati, confermati dalla presenza sui luoghi dell’aggressione, per loro stessa ammissione". Per questo nel capo d’imputazione il gip ha confermato l’ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale, con l’aggravante dei futili motivi. Nel capo d’imputazione, inoltre, è contestata anche l’aggravante di aver agito in gruppo di cinque persone. I giovani in carcere sono Raffaele Dalle Donne, Nicolò Veneri, Federico Perini (difesi da Roberto Bussinello), Guglielmo Corsi (assisitito da Vito Quaranta) e Andrea Vesentini (che si è affidato a Francesco Delaini). Lo stesso pm Francesco Rombaldoni, che coordina le indagini, aveva evidenziato, subito dopo i primi tre arresti, che il pestaggio non aveva avuto moventi politici, ma era legato a motivi banali, legati al rifiuto di una sigaretta.

Depressi Anche in carcere sono divisi per gruppi di amicizie i cinque giovani accusati del pestaggio e dell’uccisione di Nicola. Nella casa di reclusione di Montorio si trovano assieme in una cella Raffaele Dalle Donne, Nicolò Veneri e Federico Perini; in un’altra Gugliermo Corsi e Andrea Vesentini, che abitano nello stesso paese, Illasi. "Adesso in loro c’è un forte stato di depressione - spiega l’avvocato Roberto Bussinello che ha incontrato i suoi tre assistiti -. E' venuta meno quella spinta emotiva che li aveva anche portati a presentarsi alle forze dell’ordine ed è subentrata la rassegnazione". Secondo il legale i giovani "sono presi da quel sentimento comune a tutte le persone finite in carcere la prima volta, quando il portone si chiude alle loro spalle. Lunedì andrò a trovarli di nuovo".