Verona, le immagini dell’omicidio: il video

La fotocronaca del pestaggio mortale di Nicola Tommasoli trasmessa ieri dal programma <em>La Vita in Diretta</em> su Raiuno. Nella sequenza ripresa da una telecamera fissa si vedono alcuni giovani che si azzuffano e poi fuggono. A terra resta un corpo esanime

Ore 2 di notte del primo maggio. Centro storico di Verona. La telecamera all’ingresso della biblioteca civica sul lato di via Cappello riprende un gruppo di giovani. Sagome sfuocate, apparentemente insignificanti. Invece sono immagini importantissime: testimoniano infatti gli attimi convulsi legati al pestaggio che ha provocato la morte del ventinovenne Nicola Tommasoli. Frame in rapida sequenza mandati in onda ieri nel programma La vita in diretta su Raiuno.
La telecamera è troppo lontana per zoomare sulla scena della rissa, ma gli inquirenti sono sicuri che quelle ombre che si notano sullo sfondo corrispondono ai cinque componenti la banda assassina di Verona. Sull’asfalto si nota una macchia nera che potrebbe essere il corpo esanime di Nicola dopo la micidiale scarica di colpi inferti dai suoi aggressori. Poi l’affannosa corsa dei picchiatori e il loro tentativo di nascondersi sotto un porticato.

«Purtroppo il "film" dell’agguato non è sufficientemente nitido per riconoscere i volti degli assassini - spiegano al Giornale gli uomini della Digos che, nel giro di 48 ore, sono riusciti a fermare tutti i responsabili del raid omicida -. Le immagini dimostrano però l’estrema rapidità con la quale si è consumata la tragedia, confermando la prima ricostruzione fatta dagli inquirenti».

Ieri il Gip ha convalidato il fermo dei cinque giovani: «La custodia in carcere è motivata con il pericolo di reiterazione del reato e quello di fuga». Intanto i difensori degli accusati giocano la carta della provocazione: «Ti spacco la faccia», è la frase che - secondo l’avvocato Francesco Delaini - sarebbe stata indirizzata da Nicola Tommasoli a uno dei componenti della banda assassina. Motivo della contesa, forse, uno spinello. E un ruolo nel dramma può averlo giocato anche l’opposto modo di atteggiarsi da parte dei gruppi venuti alle mani: abbigliamento e capigliatura da «centro sociale» da parte di Nicola (detto «codino») e i suoi due amici e, al contrario, look da «nazi» per gli altri cinque ragazzi. Ma sui colpevoli la famiglia Tommasoli non ha dubbi: «Tutto dimostra, inequivocabilmente, che Nicola è stata vittima di una selvaggia aggressione».

Da parte dei genitori di Nicola, una preghiera: «Nessuno strumentalizzi la morte di nostro figlio». Un appello rimasto però inascoltato. E la riprova viene da quanto accaduto ieri sera, quando il Consiglio comunale, riunito in seduta straordinaria per ricordare proprio Nicola, è stato sospeso per alcune grida «fascisti» partite dal settore del pubblico. Le urla sono state accompagnate anche da applausi ironici e il presidente del Consiglio comunale è stato costretto a sgombrare l’aula.

Una sceneggiata che non è servita certo a onorare la memoria di Nicola i cui funerali si terranno dopodomani alle 10 nella chiesa di Santa Maria a Negrar. I genitori del ragazzo hanno chiesto esequie strettamente private. Niente applausi e bandiere. Solo silenzio.