Verona, l’ex missino alle Pari opportunità «Sono il più adatto»

Sesso: maschio. Politicamente: ex fascista, non corretto. Cultura: disagio sociale. Inusuale, come profilo di un assessore alle Pari opportunità. Sono in tre in Italia nei grandi Comuni: Catania, Palermo e Verona. Quando il sindaco Flavio Tosi chiamò Vittorio Di Dio, classe ’57, figlio di un generale e un’insegnante, iscritto al Movimento Sociale-Destra Nazionale dal 1972, fedele di Rauti e ora d’Alemanno, perché «il grande Almirante era a sinistra», e gli propose la delega nella giunta veronese, lui udì l’esclamazione della moglie Monica: «Di Dio, Vittorio, ma quel campo è un terreno minato!».
E cosa fece?
«Sorrisi. Aveva centrato il problema. Prima di me, tutte donne e di una certa parte. Ma ora è tempo di guardare alle Pari Opportunità non solo come un servizio volto ad eliminare le differenze di genere, ma in genere le differenze. In questi giorni sto lavorando a un progetto che mi sta a cuore: tutta Verona aperta all’accesso del WiFi pubblico, perché cittadini e turisti possano navigare gratis. Internet è l’enciclopedia contemporanea, non si devono pagare bollette per accedervi, soprattutto da parte dei più deboli economicamente».
Allora non si sente fuori posto su questa poltrona!
«No. Per uno come me, che iniziò la politica nel Fronte della Gioventù durante gli anni caldi, la discriminazione è un’esperienza tatuata sulla pelle. Eravamo più appestati delle femministe! So bene cosa significhi stare tra coloro che non hanno pari opportunità e così oggi aiuto chi non ne gode. Nel 2006 il mio comune istituì quindici voucher di cura del valore di mille euro ciascuno, destinati solo alle madri e ai minori. Quest’anno ne ho distribuiti 22 per aiutare anziani non autosufficienti, uomini in difficile stato di salute e di lavoro».
Questo presume che la parità di genere sia stata raggiunta.
«Ho una figlia di quattordici anni, Valentina, quindi sono particolarmente attento al problema. Tutti gli individui devono avere la possibilità di realizzare i propri talenti: è la mia matrice cristiana a guidarmi. E poi, secondo recenti studi, è stato dimostrato che se negli enti pubblici il numero dei maschi e delle femmine è ben distribuito, la resa aumenta e la spesa diminuisce».
Per questo nell’altra stanza ha una segretaria e un segretario?
«Esattamente. Fa parte del concetto di un bilancio di genere. All’interno dell’istituzione pubblica si deve arrivare a un bilanciamento di presenze dei due sessi e il rapporto ottimale è di cinquanta a cinquanta, perché si creino meccanismi tali per cui la forza lavoro, ottimizzata, costi meno».
Un incarico in evoluzione, il suo?
«Il mondo non è più quello del 1968, anche se purtroppo ci sono cose che non cambiano, anzi peggiorano. Parlo della violenza all’interno delle mura domestiche. A gennaio ho aperto una casa protetta per accogliere donne vittime di pressioni psicologiche e fisiche. Il centro si chiama Petra e attualmente conta già settantacinque ospiti».