Verona, un pezzo di An passa con Casini per non votare la Lega

Lo scontro tra Tosi e Meocci lacera la Cdl E ora Fi pensa a un terzo nome

nostro inviato a Verona

Altro che quelle chiozzotte, oggi la patria delle baruffe venete è Verona e il suo centrodestra, impegnato nell'impresa di andare all'elezione del sindaco con candidati doppi e partiti in frantumi. Cinque anni fa una serie di errori ritenuta irripetibile fece vincere il centrosinistra. In un lustro il sindaco Paolo Zanotto si è fatto ricordare soprattutto per le «zingarate» (ciclista, tranviere, vigile, spalatore, tifoso fradicio nella fontana di piazza Bra ai mondiali di calcio). Secondo le chiacchiere sotto l'Arena, il centrodestra in condizioni normali prenderebbe il 60 per cento. Invece rischia di mandare al ballottaggio un candidato zoppo.
I quattro partiti della Casa delle libertà vanno a due a due. Carroccio e Alleanza nazionale più Fiamma Tricolore sostengono il leghista Flavio Tosi, assessore regionale alla Sanità, giovane e con fama di buon amministratore. Udc e Forza Italia appoggiano invece Alfredo Meocci, ex direttore generale della Rai, nome e volto noto ben introdotto a Roma. Dopo mesi di incertezze, nonostante qualche sondaggio favorevole a Tosi, una riunione ad Arcore ha sancito che toccava all'Udc indicare il nome. Meocci.
Poi però la Lega ha tenuto duro, a sorpresa Meocci si è autocandidato per vincere le residue resistenze, An si è offesa, su questo nervosismo si sono riverberate le scelte incrociate in altre città e soprattutto le tensioni romane con Casini su politica estera e legge elettorale. E tanti saluti al «patto di Arcore». Tosi ha risposto a Meocci spalleggiato dal Consiglio federale della Lega Nord e questa mattina presenterà ufficialmente la sua lista. «Non ci sono più le condizioni per un nome unitario nemmeno se lo chiedesse Berlusconi: rispetto il leader di un grande partito, ma io rispondo alla Lega. Votare Meocci al ballottaggio? Sono d'accordo con Maroni, non lo voteremo perché non ci arriverà».
An paga molto caro la virata pro Lega: perde pezzi. Il quattro volte senatore Paolo Danieli ha strappato la tessera a Pasqua e ieri anche Luca Bajona (ex vicesindaco, consigliere comunale uscente, membro della direzione nazionale e presidente provinciale di An fino al recente commissariamento) ha ripudiato il partito annunciando di candidarsi con Meocci. Altri abbandoni previsti nei prossimi giorni. Il «j'accuse» di Danieli, iscritto dal 1969, quattro legislature alle spalle, è durissimo: «An è in preda a una deriva verticistica sia a livello nazionale che locale. Manca l'ossigeno. Io cercherò di contribuire al grande partito unico cui tiene Berlusconi, che i suoi alleati non gli lasciano fare e che avrebbe impedito questo triste spettacolo». Imbarazzato Alberto Giorgetti, coordinatore regionale di An: «Accusare il partito di scarsa democrazia mi sembra fuori luogo anche alla luce della fase congressuale ancora in atto».
Intanto Danieli voterà Meocci «per rimediare allo scherzo della storia che nel 2002 fece vincere la sinistra». Meocci si dice «molto preoccupato per la disarticolazione del centrodestra, su cui spingono forze esterne alla politica che hanno interesse a non mutare un assetto di potere in città che negli anni ha marginalizzato Verona chiudendola su se stessa e sui suoi litigi. La mia autocandidatura è stato un gesto forte per uscire dalla palude. Comunque lavorerò fino in fondo per riunire la coalizione». E intanto spera che il Cavaliere gli conceda l'investitura al congresso Udc che si apre oggi.
Anche Forza Italia, che per non esasperare i toni non ha avanzato un suo nome, spera ancora di ricompattare il centrodestra. Operazione possibile solo a Roma. «La questione è sul tavolo nazionale, io mi chiamo fuori», conferma Niccolò Ghedini, coordinatore azzurro del Veneto. «Noi siamo ancora fermi al patto di Arcore, non abbiamo mai perso la fiducia di presentare un candidato di tutta la Cdl», dice il coordinatore nazionale Sandro Bondi. Che sarebbe al lavoro su un terzo nome in grado di convincere (o costringere) Tosi e Meocci a ritirarsi: Luigi Castelletti, presidente della Fiera di Verona, di cui si parla da tempo.