Verona vicina a Bpi, Emilia tenta la rimonta

Il pressing dei fondi e lo scudo dei dipendenti

Massimo Restelli

da Milano

Da un lato il «partito» veronese guidato dal presidente Piero Giarda, dall’altro i sette consiglieri lodigiani doc e le «prospettive» emiliane del direttore generale Franco Baronio: a poche ore dalla riunione decisiva, il vertice di Banca Popolare Italiana resta diviso tra il bivio di accettare un’«annessione» in Bpvn o stringere un’alleanza paritetica con Bper. Questa mattina l’amministratore delegato Divo Gronchi farà ogni sforzo per giungere a una scelta unitaria ma neppure la cena organizzata venerdì da Giarda, che ieri si è intrattenuto negli uffici di Mediobanca con il direttore generale Alberto Nagel, sembra aver superato posizioni ormai cristallizzate. Dove allo schieramento dei sette esponenti della Bassa (tra cui Guido Duccio Castellotti, Roberto Schmid e il vicepresidente Enrico Perotti) favorevoli a un asse con Popolare Emilia Romagna si oppone quello di altri 8/9 consiglieri convinti dell’opportunità di confluire in Bpvn.
Baronio non siede in cda e l’influenza di Gronchi potrebbe rivelarsi decisiva ma la dimamica dei voti e il fatto che Giarda, dopo aver appoggiato Bpm, sia tra i sostenitori di Verona lascia presupporre che alla resa dei conti prevarrà l’offerta di Carlo Fratta Pasini (11,5 euro di cui il 25-30% cash). Nella stessa direzione spingono il mercato, gli analisti e gli hedge fund che non escludono azioni di forza, ma quando si penetra il cuore della banca, la diagnosi cambia. Malgrado Bpvn abbia strappato un’indicazione favorevole agli advisor, gran parte delle seconde linee e degli altri dipendenti di Bpi propendono infatti con decisione per l’Emilia (che offre 11,80-12 euro ma tutti in azioni). Pressioni confluite anche in un’irrituale assemblea spontanea di dipendenti che hanno scritto al vertice preoccupati per l’occupazione. Ecco perché un eventuale matrimonio con Modena promette di essere accolto molto più favorevolmente dall’assemblea dove, a dispetto dello strapotere dei fondi (cui fa capo l’80% del capitale) vige il voto capitario. Bankitalia ha invitato Lodi a guardare alle proprie esigenze patrimoniali spezzando indirettamente una lancia a favore di Bpvn, ma l’approccio con cui Modena ha riservato a Lodi la maggioranza del board della nuova holding, la presidenza e la direzione generale appare una variabile con cui l’amministratore delegato Guido Leoni potrebbe recuperare terreno. Gli advisor di Mediobanca e Rothschild stanno terminando il lavoro ma a scontrarsi oggi a Lodi sono in definitiva due mentalità: una più finanziaria che lascia intravedere un grande polo bancassicurativo con Cattolica e un’altra più «cooperativa», più vicina alla comunità locle lodigiana.
A patto che nelle prossime settimane non ci sia qualche altro pretendente a muovere con un’operazione finanziaria. Tanto che in Piazza Affari alcuni assicurano che il presidente di Banca Popolare Milano, Roberto Mazzotta, non si è ancora dato per vinto. Magari pensando a un possibile aiuto da parte degli alleati francesi del Crédit Mutuel.