Veronelli, i vini e la sua memoria

Gino Veronelli si spegneva il 29 novembre di due anni fa, ma il suo nome troneggia sempre sulle copertine delle guide dei suoi discepoli, quella ai vini e quella ai ristoranti, curate rispettivamente dalla coppia Gigi Brozzoni-Daniel Thomases e dal genero Gian Arturo Rota. Delle due, quella che mi convince sempre in pieno è quella a bottiglie e cantine che al suo interno accoglie «i Documenti di Veronelli: una selezione di scritti, a raccontare il percorso della nostra enologia e a sottolineare i valori della civiltà contadina». Vi ritroviamo quasi quindicimila vini commentati, 2.806 produttori descritti (anche del Canton Ticino) per un totale di 896 bottiglie che hanno ottenuto un punteggio di almeno 90 centesimi, la soglia dell’eccellenza. E ancora i Soli, le emozioni sincere, indipendentemente dai voti, dall’Alto Adige Terlano Chardonnay 1994 dei Produttori Terlano in Sud Tirolo al Terra d’Eclano Irpinia 2004 di Quintodecimo a Mirabella Eclano (Avellino). La guida ai ristoranti mi convince meno perché le parole abbondano, ma i testi e le riflessioni latitano. Di ogni locale sappiamo i piatti presentati e i dolci, gli eventuali salumi, formaggi, olii, vini e acqueviti, ma tre parole di presentazione no. Peccato.